Con la ricostruzione anche l’ospedale riprese a funzionare grazie al ritorno dai vari fronti dei medici. Fu istituito, collegato alla divisione di Medicina, un reparto di isolamento; riprese a funzionare il servizio di radiologia
In questo e nei prossimi numeri della rubrica ‘Come eravamo’, racconteremo la storia della sanità del Destra Secchia, pubblicando testi tratti dal libro ‘Antichi ospedali nel Destra Secchia dell’Oltrepò mantovano’, di Raffaele Ghirardi (2018, Publipaolini editore), cultore di storia e responsabile delle Attività di cure sub acute dell’ospedale di Borgo Mantovano. Il passato ci aiuta a capire il presente e a costruire il futuro. Di seguito un’altra puntata della storia dell’ospedale di Poggio Rusco.
Con lo scoppio della seconda guerra mondiale e particolarmente dal gennaio 1944 fino ai giorni della liberazione, avvenuta il 25 aprile del 1945, Poggio Rusco fu il bersaglio di numerosi e sanguinosi bombardamenti aerei, oltre che area di conflitto al suolo tra tedeschi ed anglo americani e delle formazioni partigiane e le forze della Repubblica sociale di Salò. In quei frangenti la sala operatoria era stata trasportata, fin dal 1944, nelle scuole di Parolare, dopo la frazione di Quattrocase, onde espletare gli interventi in relativa sicurezza rispetto ai continui bombardamenti del centro cittadino e della stazione ferroviaria.
In merito si producono alcune testimonianze del Dr. Vittorino Belluzzi che, ancora studente in medicina, frequentava il nosocomio poggese: “ […] E’ una baraonda di automezzi, di carri trainati da cavalli, di biciclette, di soldati a piedi, stanchi, laceri, affamati, quelli che erano la retroguardia, pressati da vicino dai carri armati americani. […] Ieri, 24 aprile, ho passato tutta la giornata in ospedale […] Diversi tedeschi , incapaci di continuare a camminare, sono venuti dentro l’ospedale per trovare un po’ di riposo e di ristoro. Uno era talmente sfinito che, messosi su un letto, dopo un’ora circa è morto. Un Ufficiale, ferito al ventre da una scheggia di bomba, teneva con le mani un pezzo di intestino che era fuoriuscito dall’addome: si è accovacciato contro il muro di quello che era l’ingresso della sala operatoria ed ha aspettato la morte rifiutando ostinatamente ogni assistenza. Un altro, ferito e sentendosi morire, mi ha chiamato, ha tolto dalla giacca la fotografia della moglie e dei bambini e piangendo la baciava sapendo che non li avrebbe più rivisti […] Verso le ore 16 i primi carri armati [americani] che venivano da via Carnevale hanno imboccato la via Cappi e due di essi si sono fermati davanti all’ingresso dell’ospedale […] Due sottufficiali americani sono scesi dal carro e si sono avviati verso di me che, in camice e con una vistosa croce rossa al braccio, li attendevo all’ingresso. Ci siamo dati la mano e, scambiatoci un saluto, ho spiegato loro che non c’era alcun pericolo e che avevo in reparto dei soldati tedeschi disarmati”.
Con la faticosa ricostruzione anche l’ospedale riprese a funzionare grazie anche al ritorno dai vari fronti dei medici, come appunto il Professor Duilio Soli, chirurgo. Fu istituito, collegato alla divisione di Medicina, un reparto di isolamento; riprese a funzionare il servizio di radiologia, con un apparecchio in dotazione dal 1935. L’ospedale si avvaleva anche delle competenze professionali di clinici che arrivavano dai centri Universitari vicini, garantendo una discreta copertura di varie branche mediche e chirurgiche. Così chiosava, in merito, il Dottor Belluzzi:” […] uno si può domandare come facevamo a fare interventi e prestazioni così disparate. Niente di speciale, la preparazione allora era quella e quello che facevamo noi lo facevano anche tutti gli ospedali della nostra categoria. Le cose “difficili” si mandavano nelle cliniche universitarie dove avevano pratica e attrezzatura adatta. In seguito tutto è cambiato e ognuno è addetto alla propria specializzazione […] Da noi si faceva quello che si poteva e la capacità personale dei singoli curanti faceva la differenza”.
di Raffaele Ghirardi, responsabile Attività Cure Subacute ospedale Borgo Mantovano
Nella foto in homepage il nuovo ospedale civile Isidoro Cappi.