Poesia in carcere: “Cari volti già amati, quando vi incontrerò fuori vi riconoscerò dagli occhi”

Lettera della presidente della Corte dei poeti ai detenuti dopo i laboratori di scrittura: “Parlando di voi abbiamo preparato una nuova accoglienza alla fine della pena”

Riceviamo e pubblichiamo la lettera scritta da Lucia Papaleo, presidente dell’associazione La Corte dei poeti – che sta organizzando dal 2023 laboratori di poesia in carcere – il 31 dicembre ai detenuti della casa circondariale di Mantova.

Cari volti già amati anche se è stato poco il tempo che abbiamo trascorso insieme, ho conosciuto di voi l’essenziale: il nome, la delicatezza del saluto, gli occhi attenti e il desiderio di mettervi in gioco.

Lucia Papaleo

Scrivere è prendere l’anima con le mani e porgerla a chi legge, è un dono che supera ogni oro. Leggere ha bisogno della stessa gentilezza per prendere con le mani l’anima dell’altro e custodirla.

Nelle vostre poesie avete messo non tutta la vostra vita, ma solo quella che avete scelto di salvare, il rizoma da cui spunteranno nuove foglie che abiteranno il mondo.

Quando vi incontrerò fuori vi riconoscerò dagli occhi, dal sorriso e dalla gioia, anche se questa fosse ancora nascosta. Vi chiederò come state, cosa fate, quali sono i vostri sogni.

Se non vi incontrerò penserò a voi in ogni parola condivisa, nella gara a regalarsi poesie, nei rapporti che avete costruito con le persone che per un caso vi siete ritrovate accanto, nella stima dell’altro senza giudizi.

Ripenserò allo stupore davanti alla bellezza delle parole dei vostri compagni, apprezzandovi a vicenda.

Se anche fuori le persone gioissero l’una per l’altra senza giudicare i trascorsi dell’altro, trovereste un altro mondo ad aspettarvi.

Il vostro scrivere per noi è stato un percorrere insieme la strada; parlando di voi abbiamo creato nuove attese, preparato una nuova accoglienza alla fine della pena.

 

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