La fisioterapista: “Dai pazienti ho imparato molto, mi hanno aperto il loro cuore”

In pensione dopo 31 anni al Poma ringrazia malati e colleghi: “Un lavoro di artigianato, in qualche modo, perché noi ‘ripariamo’ le persone”.

Riceviamo e pubblichiamo la testimonianza di una fisioterapista di Asst che racconta la sua esperienza professionale e umana dopo una lunga carriera.

Laura Mutti

Dopo molti anni di lavoro, di cui 31 al servizio di Medicina Fisica e Riabilitativa dell’ospedale Carlo Poma, fra poco sarò in pensione. È una tappa importante nella vita, un momento in cui viene spontaneo fare dei bilanci. Fisioterapia è la professione che ho scelto e che credo mi rispecchi perché è ‘artigianale’ nel senso letterale del termine: “Artigiano è chi esercita un’attività anche artistica, per la produzione, o anche la riparazione, di beni” (Treccani). Noi ‘ripariamo’ persone…Un lavoro basato sul contatto fisico con i pazienti: mettiamo le nostre mani dove a volte loro stessi non le metterebbero perché hanno dolore, perché non riescono ad eseguire gesti che prima erano scontati, perché una cicatrice è il segno tangibile di qualche cosa che ‘manca’ e li rende diversi da ciò che erano prima…

Ho visto il servizio di Medicina Fisica e Riabilitativa cambiare nome e ‘pelle’ più volte: da ‘costola’ dell’Ortopedia dedicata esclusivamente a quel tipo di patologie, attualmente i fisioterapisti sono presenti in tutti i reparti. Inoltre, seguono pazienti con il trattamento ambulatoriale. Lavorano quindi su problemi acuti, ma anche subacuti; con problematiche di tipo ortopedico, neurologico, respiratorio, cardiaco. È una professione con un ampio spettro di intervento.

Personalmente ho avuto la possibilità, a partire dal 2008, di far parte del gruppo di colleghe che segue il percorso aziendale per la donna operata di patologia tumorale della mammella e che è stata sottoposta ad asportazione di linfonodi ascellari. Non è retorica se dico che le donne, durante il percorso fatto insieme, mi hanno dato molto. Ogni paziente che ho toccato mi ha insegnato come toccare chi ho incontrato dopo, mi ha fatto capire cosa andava detto e cosa andava taciuto, in cosa era necessario un freno e in cosa uno stimolo.

A livello professionale ogni singola paziente mi ha portato arricchimento e consapevolezza del mio ruolo, di quanto l’approccio con la persona possa fare la differenza. A livello umano durante le sedute di Fisioterapie, tante donne hanno aperto il loro cuore raccontandomi emozioni, paura, tristezza ma anche risolutezza nell’affrontare la malattia. Ognuna ha trovato la strategia più adatta per sopravvivere a qualcosa di inaspettato ma che realmente trasforma la prospettiva con cui si va avanti. Non dico: ‘con cui si vince’, non uso mai termini che rimandano alla guerra, perché implicano che chi non è più tra noi è stato sconfitto, ha perso. Io credo invece che il valore stia nel come si trova la forza e la capacità di andare avanti, nonostante lo sconforto, la paura, l’incertezza.

Concludendo, volevo ringraziare le donne che ho incontrato, i colleghi con cui ho condiviso dubbi ed esperienze e una parte (importante e lunga) di vita, le colleghe anche straniere che ho conosciuto in questi anni da cui ho imparato altri approcci ed altre tecniche, i tanti professionisti con cui ci siamo confrontati. Ora che inizia una vita diversa, mi accompagna la consapevolezza di aver fatto finora del mio meglio.

Un abbraccio,

Laura Mutti
Fisioterapista Medicina Fisica e Riabilitativa, ospedale di Mantova

1 Commento
  1. Veramente complimenti Laura , è stato molto arricchente non solo averla conosciuta, ma avere anche apprezzato nelle pazienti l’esito del suo lavoro.
    Ancora mille grazie
    Andrea Benlodi

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