L’antico ospedale di Sant’Antonio dei poveri a Porta Cerese

Poveri, mendicanti, pellegrini, trovatelli e convalescenti. Nel 1870 al suo posto sorse un macello pubblico

L’ospedale di Sant’Antonio a Porta Cerese sorgeva accanto all’omonima chiesa, fondata tra il settimo e l’ottavo secolo. Già nell’ XI° secolo era attivo uno xenodochio che ospitava i pellegrini romei. Alla metà del ‘300 l’ospizio funzionava anche come ospitale per accogliere poveri e mendicanti. In quel periodo Guido Gonzaga, secondo signore di Mantova, affidò chiesa e ospedale ai canonici dell’ordine di Sant’Antonio di Vienne, un ordine particolarmente votato alla gestione di ospedali. Gli ospedali di Sant’Antonio erano specializzati nella cura del “fuoco sacro”, una malattia causata da un fungo che infestava la segale, di cui si faceva largo uso per la panificazione.

Nel 1449, quando papa Nicolò V° autorizzò il marchese Ludovico a costruire il nuovo Ospedal Grande ordinando contestualmente la chiusura di tutti gli altri ospedali cittadini, Sant’Antonio fu l’unico autorizzato a continuare la propria attività. Sembra che, all’epoca, l’ospedale fosse stato “adottato” dall’Università dei Mercanti che, con generose sovvenzioni, vi esercitava le virtù della carità e della misericordia. Verso il 1560 i canonici regolari furono sostituiti dai laici della Compagnia della Trinità che gestirono l’ospedale con nuovo entusiasmo, ampliandone le funzioni. L’ospedale accoglieva trovatelli, che apparivano in città nel loro vistoso abbigliamento di colore rosso partecipando a processioni e funerali e collaborava con l’ Ospedal Grande accogliendone gli infermi in via di guarigione e accompagnandoli durante tutta la convalescenza.

Dopo l’assedio e la peste del 1630 l’ospedale perse la maggior parte delle risorse e iniziò un lento declino, fino al 1709 quando fu riconvertito in ospedale militare e magazzino per la guarnigione austriaca in Mantova. Nel 1787-88 l’edificio dell’ospedale fu venduto a privati finché, intorno al 1870, il Comune di Mantova acquistò l’intera area e vi costruì il nuovo macello pubblico, che rimase in funzione fino agli anni ’60 del Novecento. Dal 1998 l’intero complesso, restaurato, ospita l’Archivio Storico Comunale, il Centro Culturale Gino Baratta e l’Istituto di Storia Contemporanea.

Nelle immagini:
“I Consoli dell’Università dei Mercanti di Mantova, 1450”
“Propr. Camera di Commercio di Mantova”
“Autorizzazione alla pubblicazione concessa 28/1/2021”


Bibliografia: Benedusi R., Ferrari D., Torelli A. Le chiese della città di Mantova nel ‘700. Repertorio, a cura di R. Golinelli, Associazione per i monumenti domenicani, Mantova, 2019


Gilberto Roccabianca è uno storico locale. È stato dirigente negli ospedali di Verona e di Mantova. Appassionato di storia della sanità mantovana, pubblica sul nostro magazine dal 2012.
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