Carenza di ferro: a rischio il 30 per cento delle donne in età fertile, il 50 per cento delle donne in gravidanza e gli anziani

Anche in assenza di anemia si possono riscontare sintomi come astenia, cefalea, difficoltà digestive. Si punta sul ‘patient blood management’

Che cos’è l’anemia da carenza di ferro (sideropenica)? Chi colpisce? Si tratta di una condizione in cui una quantità insufficiente di globuli rossi o di emoglobina compromette il trasporto di ossigeno ai tessuti e agli organi. I sintomi comuni includono stanchezza, debolezza, pallore e mal di testa, mentre in casi più gravi possono manifestarsi vertigini, fiato corto e problemi cardiaci. Approfondisce l’argomento il direttore della struttura di Immunoematologia e Medicina Trasfusionale del Carlo Poma Massimo Franchini.

Cosa si intende per anemia sideropenica?
È una delle patologie più diffuse, colpisce fino al 30 per cento delle donne in età fertile, limitando in modo significativo la qualità della vita. La percentuale sale al 50 per cento nelle donne in gravidanza. Recenti studi dimostrano che la carenza di ferro può causare disturbi anche in assenza di anemia, poiché ogni singola cellula – e di conseguenza tutto l’organismo – riporta una sofferenza. Il ferro è importante per la maggior parte delle reazioni chimiche cellulari. Quando si sfocia nell’anemia, si riduce l’ossigenazione con possibili palpitazioni e mancanza di respiro.

Quali sono i sintomi da carenza di ferro?
Cefalea, astenia, difficoltà di digestione, problemi di concentrazione, fragilità di unghie e capelli.

Anche altre fasce d’età possono essere interessate?
La malattia è molto frequente negli anziani, il 20-30 per cento ne è affetto, spesso a causa di comorbilità: cardiopatia, perdite gastrointestinali. Fondamentale è trattare queste persone, per restituire qualità della vita e verificare l’eventuale presenza di patologie sottostanti. La carenza di ferro è rara invece negli uomini in età giovane adulta, ma l’incidenza è equivalente nella popolazione maschile e femminile in terza età.

Come si interviene?
Attraverso l’assunzione di ferro per bocca, che rappresenta la terapia di prima scelta. In caso di anemia grave o di intolleranza al ferro per bocca è possibile la somministrazione in vena di preparati sicuri e di rapido assorbimento. Oggi è anche cruciale il PBM-Patient blood management.

Di cosa si tratta?
È una strategia multidisciplinare che mette al centro la salute e la sicurezza del paziente, consentendo di ottimizzare l’uso dei prodotti del sangue, sia nel caso di interventi chirurgici che in presenza di patologie. L’obiettivo è quello di correggere l’anemia (quale ad esempio l’anemia sideropenica, utilizzando farmaci a base di ferro) in modo da ridurre il ricorso alla terapia trasfusionale.

 

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