La poesia della grande età nella silloge di Marco Molinari, ritratti gli ospiti della casa di riposo di Asola: “Quelle briciole degli ultimi giorni che illuminano un’intera esistenza”

Il poeta, che ha lavorato trentacinque anni nella struttura, ricorda in versi i suoi vecchi: “Abbiamo tutti bisogno di un saluto / di una voce che assomigli a una carezza”

C’è Argentina la fata. Con un alone di polvere magica che la circonda e i ricordi ruvidi della fuga dall’Istria. Maria a mangiare in piedi, così sottile che sembra “portare aria alla bocca” al posto del cibo. Luigi, che dall’impalcatura terrena è salito su a “restaurare le nuvole”. Gorizia, scappata di casa da ragazza col circo, seguendo forse un pagliaccio.

Bruno, convinto di essere ancora e per sempre un giovanotto, “partito in biciletta per l’eterna giovinezza” dopo una caduta rovinosa. Angiolina e Mario, Nilla e Armando a scambiarsi “l’amore da vecchi”, forse l’unico “che può resistere agli urti dei fortunali, / alle bestemmie delle parole / agli appuntamenti scordati, / alla ricchezza che si sciupa / col passare dei giorni”.

Assunta, a insegnare a noi, “pazzi e poveri/ che abbiamo le nostre stranezze / e abbiamo tutti bisogno di un saluto / di una voce che assomigli a una carezza”. Poi quei corridoi in fuga lungo le stanze come collane a unire i cuori, i pensieri, i rimpianti, le lacrime, le risate: “Qui tutti sanno che finché si percorrono / (…) c’è ancora speranza, /la vita che rimane è un nastro /che si srotola e si potrà programmare / un altro viaggio, domani”. I corridoi dove si sparpagliano quelle briciole di esistenza che gonfiano ancora il petto. Perché di briciole non si tratta, ma di “perle”, capaci di restituire un “raggio di sole” all’ultimo scorcio di strada da percorrere. Prima dell’imbarco verso l’altra dimensione.

Quello di Marco Molinari, affermato poeta nativo di Sustinente, frazione di Ca’ Vecchia, è un tenero, affettuoso abbraccio agli ospiti della casa di riposo di Asola. Nell’edificio “di quattro piani a forma di ferro di cavallo”, l’autore ha lavorato per trentacinque anni come dipendente, rivestendo un ruolo amministrativo. Esperienza che gli ha dato modo di dipingere con parole delicatissime questi ritratti struggenti, raccogliendoli nella sua ultima silloge dal titolo, appunto, ‘Stiamo raccogliendo le briciole’ (MC edizioni, 2026). La sezione asolana è la prima del volume, che presenta poi ulteriori tre capitoli dedicati ad altri temi, fra i quali la natura, l’amore, le questioni sociali e politiche, il dialogo con le persone scomparse: ‘Esercizi per il bacio alla francese’, ‘Res publica’, ‘Il mio nome non vi dirà niente’.

Parlando dei personaggi incrociati nell’omaggio commovente al mondo fragile della grande età, nella nota di chiusura al libro, Molinari scrive: “Ho avuto la fortuna di conoscere centinaia di persone nell’ultimo tratto della loro vita, in alcuni casi superficialmente, qualche volta instaurando un rapporto speciale, non dico un’amicizia, ma qualcosa che le somigliava molto. Quando questa esperienza si è conclusa, staccarmi da alcuni di loro è stato doloroso”. E ancora: “Dopo che nel 2021 sono andato in pensione, gradualmente sono affiorati i ricordi, e nel contempo la volontà di portare alla luce quei nomi, i nomi di persone qualunque che vivono solo nel ricordo dei loro cari e di chi li ha conosciuti, che presto inevitabilmente cadranno nell’oblio”. Così si legge nella poesia ‘Irene I.’:

Ogni castello ha la sua sentinella
che scruta l’orizzonte
che apre la porta a chi passa
tu lo facevi con i tuoi occhietti
che ci parlavano di servizio
di umiltà così confinante
con la dignità che c’era
nel capo basso, nelle mani
dentro le tasche della vestina
nell’aspettare le ore
come se fossero già vissute
e nulla potesse far paura.
Passavo quattro volte al giorno
e per quattro volte erano
parole soavi di un calore
che non costa nulla
ma è più difficile da trovare
anche pagando, pagando salato.

La silloge è attraversata da ondate di luce e coni d’ombra. Da un sentimento di caducità, come in quei miraggi di pianura prima del tramonto (‘Esercizi per il bacio alla francese’), dove a volte in un prato pare di scorgere “una sorgente in mezzo all’erba, una polla / trasparente che subito scompare” e fa innamorare. Il tempo batte sulle sue lancette inesorabili, ma regala Paradisi anche “di poche ore”, immagini, gesti, sguardi che resistono, non si consumano. La nostra “pena (…) si ripete/ in cerchi, in gironi tutti uguali”. Eppure, a salvarci arriva l’idea che un paio di ragazzi insieme in sella a un’unica due ruote siano forse angeli.

La sfera ultraterrena semina tracce qua e là, spingendosi oltre la soglia del quotidiano. Così nella lirica ‘Congedo’, si intravedono gli “spettri che a migliaia/ sono saliti dietro le nubi corrusche, / spettri bianchi e trasparenti / che tengono in mano oggetti /polverosi e arrugginiti, / caffettiere e martelli/, sedie impagliate e tende a righe”. Là dove “le pareti così solide/ nel loro intonaco marrone/ li facevano passare / la materia si apriva alle loro anime azzurre/ che avevano il colore del cielo”.

Alle anime celesti di chi è salpato per i lidi dell’altrove, l’autore chiede un conforto. Domanda che gli sia svelato il segreto dei segreti. Dentro quella corrispondenza foscoliana di amorosi sensi che rende inseparabili i vivi e i defunti:

Allora diteci finalmente
cosa troveremo là dove siamo
diretti, adesso non vediamo
coste, solo una nebbia leggera
che non ci fa capire
se sarà terra, mare, una montagna
che si alza dall’acqua.
Soprattutto vorremmo sapere
se là qualcuno ci chiamerà
per nome, ci riconoscerà,
saprà chi siamo, cosa abbiamo
fatto in questa vita, quali errori
quali cose giuste. E così,
troveremo là chi
ci chiamerà per nome?


Di Elena Miglioli

 

 

IL POETA
Marco Molinari ha pubblicato le raccolte di versi ‘La corsa infranta’, ‘Madre Pianura’, ‘Seguiamo e accarezziamo’, Città a cui donasti il respiro’, ‘Come per una stagione breve’, ‘Il grande spettacolo di guardare in alto’. È presente nell’antologia ‘Poesia contemporanea. Quarto quaderno italiano’. Ha ricevuto diversi riconoscimenti in premi nazionali di poesia. Dal 2013 cura una rubrica di recensioni poetiche sul quotidiano ‘La voce di Mantova’ e collabora con la rivista ‘Ytali’, sempre come critico della poesia.

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