La patologia insorge dopo i 50-55 anni, fra i principali fattori di rischio il fumo di sigaretta, il diabete, la sedentarietà
L’arteropatia cronica degli arti inferiori è una patologia caratterizzata dall’occlusione parziale o totale delle arterie che garantiscono l’afflusso di sangue alle gambe. L’ecocolordoppler permette di diagnosticare la malattia. Marco Caldana, chirurgo della struttura di Chirurgia Vascolare di Asst Mantova, approfondisce questa tematica, parlando delle possibilità terapeutiche messe a disposizione dalla struttura.
Come e a quale età colpisce questa patologia?
Si presenta generalmente dopo i 50-55 anni, con vari sintomi: andatura claudicante, difficoltà e dolore durante la camminata che induce il paziente a fermarsi – nota come ‘sindrome delle vetrine’ – dolore notturno alla gamba e al piede con sensazione di freddo alle estremità, fino alla comparsa di ulcere. Fra i principali fattori di rischio il fumo di sigaretta, il diabete, la sedentarietà.
Quali sono le cure disponibili?
Sicuramente occorre agire innanzitutto su una modifica degli stili di vita, legati ai fattori di rischio. Ad esempio, nelle nostre linee guida è prevista la prescrizione di una camminata quotidiana, l’attività fisica in generale, che ha una grande efficacia. Accanto alle terapie farmacologiche, c’è la chirurgia, sia tradizionale che endovascolare.
Quali sono le tecniche impiegate?
Fra le procedure classiche abbiamo la tromboendoarteriectomia (Tea), che consiste nella pulizia dell’arteria e nell’asportazione delle placche. Esiste poi il bypass, un tubo protesico per oltrepassare l’occlusione e ricreare la circolazione verso il piede. Da anni ricorriamo inoltre a procedure all’avanguardia che, grazie a un approccio mini-invasivo, offrono la miglior scelta terapeutica in base alle caratteristiche della placca arteriosa sulla quale si deve intervenire.
Ci illustri queste procedure.
L’angioplastica consente di intervenire attraverso un palloncino inserito dentro l’arteria per mantenerla pervia. Stesso obiettivo si raggiunge con lo stent, che prevede l’utilizzo di una rete metallica. Entrambi i device permettono di rilasciare farmaci internamente. Più di recente abbiamo introdotto l’aterectomia: in questo caso una lama rotante disgrega il trombo presente nell’arteria. Un’altra tecnica di nuovo utilizzo, già impiegata con successo dalla struttura di Cardiologia del Carlo Poma per la cura di alcune patologie cardiache, è la litotrissia intravascolare. Anche in questo caso nell’arteria viene inserito un palloncino, che gonfiandosi rilascia onde sonore in grado di frammentare le formazioni/placche di calcio. Spesso, si ricorre a procedure ibride. Le tecniche endovascolari vengono cioè combinate durante lo stesso intervento con la chirurgia tradizionale, in modo da giungere a una terapia su misura ed estremamente mirata per il paziente preso in carico.
Esiste anche un ambulatorio vulnologico in reparto. Di cosa si occupa?
Tratta le lesioni causate dall’arteropatia cronica ed è stato potenziato, grazie alla gestione dell’attività da parte di infermiere esperte e in continuo aggiornamento per il trattamento delle ulcerazioni con metodiche avanzate. I pazienti vengono così seguiti nell’ambito di un percorso che va dall’esordio della malattia, con i primi sintomi, fino alla comparsa di eventuali lesioni.