Nel VIV secolo il paese diventò un centro strategico fondamentale del territorio orientale mantovano che si affacciava ai domini ferraresi, sede di una fortificazione senz’altro ambita
In questo e nei prossimi numeri della rubrica ‘Come eravamo’, racconteremo la storia della sanità del Destra Secchia, pubblicando testi tratti dal libro ‘Antichi ospedali nel Destra Secchia dell’Oltrepò mantovano’, di Raffaele Ghirardi (2018, Publipaolini editore), cultore di storia e responsabile delle Attività di cure sub acute dell’ospedale di Borgo Mantovano. Il passato ci aiuta a capire il presente e a costruire il futuro. Di seguito la prima puntata della storia dell’ospedale di Sermide.
Lo storico tedesco Petrus Wesseling, nel commento all’Itinerario Antonino, si sofferma su Vicus Serninus, tappa della via Emilia Altinate, grande via di comunicazione, militare ma non solo, che da Bologna portava a Padova. Questo toponimo venne confuso per omofonia, a detta del Mantovani, con quello di Sèrmidum, di più tarda origine medievale mentre in effetti per Vico Sernino, a detta dello studioso, si dovrebbe intendere la località di Fienili bruciati, posta diversi chilometri più a sud dell’attuale centro di Sermide, nei pressi di San Martino Spino.
Non vi è prova certa di seri insediamenti civili in quell’area delimitata da corso del fiume Po, a settentrione, ed il corso del Gabellus a sud prima delle opere di bonifica romane di Marco Emilio Scàuro. Grazie proprio a queste opere di arginatura si sviluppò, sulla riva destra del grande fiume e all’intersezione con la via Emilia Altinate, il centro demico che, trasmutando il nome da Sàrmata, Sèrmthe, Sèrmete, Sèrmito, Sèrmide, Sèrmede si arrivò fino a Sermide. La via Emilia Altinate era di importanza strategica poiché, attraverso Padova, portava ad Aquileia e da qui all’Illiria, alla Dalmzia, la Tracia, la Grecia fino a Costantinopoli e tutto l’oriente romano.
I centri come Vico Sernino erano dotati di stazioni di posta e di alberghi, magazzini, depositi di cavalli e merci; tutto quanto poteva garantire assistenza ai viaggiatori, civili e militari. Quindi, in buona sostanza, per Sermide, posta sulla Emilia Altinate, vale il discorso di Ostiglia, posta sulla Claudia Augusta. Quando l’impero romano, nei secoli IV e V, si andava dissolvendo e si affacciavano i primi regni barbarici, nell’Italia centro-settentrionale già esistevano colonie di popoli germanici e danubiani che, fatti prigionieri nel corso di diverse campagne militari e deportati, fatta salva la vita, furono impiegati nelle opere di colonizzazione delle campagne abbandonate.
Diversi toponimi di luoghi e città conservano anche oggi la matrice di questa presenza e c’è chi sostiene che ciò vale anche per Sermide che, a suo tempo, fu sede di una colonia di Sàrmati, stanziata presso il Po onde presidiarne il passo. Con il crollo dell’impero e le conseguenti vicissitudini, si assistette ad uno spopolamento delle campagne e la forza dei corsi d’acqua travolsero le antiche opere di contenzione e l’ambiente naturale si inselvatichì. L’antico centro di Sermide fu in sostanza rifondato, sulla destra del fiume, durante la dominazione longobarda iniziata nella seconda metà del VI secolo.
Sermide, denominata come Sarmata, viene citata in un atto di donazione, risalente al 753 dell’era volgare, da parte del re longobardo Flavio Astolfo all’abate del monastero di Nonantola. Con reiterate disposizioni degli Imperatori Ottone I e Ottone III, nel corso del X secolo, il Vescovo di Mantova venne investito di diritti regali e nel 1082 il vescovo Ubaldo, su sollecitazione matildica, investì l’omonimo nipote Ubaldo e i nipoti di questo, Alberto, Rodolfo, Rozone ed Ottone della possessione della curtis di Sermide, esclusi i beni dell’abbazia di S. Maria di Felonica e della chiesa locale; in sostanza una vera e propria signoria su Sermide. I diritti feudali riservati al signore erano diversi, compresi quelli di caccia e pesca per cervi e storioni.
Nel tempo comunque la comunità di Sermide dovette acquisire una discreta autonomia rispetto alla autorità episcopale prima e dalla signoria di Mantova poi tanto da promulgare propri statuti, risalenti già al 1313, sotto il capitanato dei Bonacolsi a Mantova. Sermide diventò un centro strategico fondamentale del territorio orientale mantovano che si affacciava ai domini ferraresi, sede di una fortificazione senz’altro ambita. I Bonacolsi prima ed i Gonzaga successivamente riuscirono ad estendere il loro dominio sulla zona di Sermide, infatti il 15 luglio 1331 il vescovo di Mantova investì Luigi Gonzaga ed i suoi figli di quel possedimento, come l’anno dopo avvenne con l’Insula Reveri, con l’intendimento di proseguire e migliorare l’opera di bonifica e di coltura di quelle terre.
Fin dal 1414 a Sermide si insediò una piccola comunità ebraica, inizialmente dedita al prestito ad usura. Nel XVI secolo il numero di famiglie era già abbastanza consistente, tale da costituire una Contrada degli ebrei, posta nel quartiere Castello. Fra queste vi era quella dei Portaleone, ramo della celebre discendenza di medici di corte di Mantova e di altre Signorie. I Portaleone a Sermide durarono per tre generazioni svolgendo la loro apprezzata e ricercata professione. Probabilmente, essendo dei liberi professionisti, visitavano i loro clienti al domicilio, per chi se lo poteva permettere; non vi è prova che abbiano esercitato in un ospedale.
Di Raffaele Ghirardi, responsabile Attività Cure Subacute ospedale Borgo Mantovano