Artrite reumatoide, una patologia più frequente nella popolazione femminile

L’età media di esordio è fra i 30 e i 50 anni, disponibili terapie infiltratibe, farmaci immunosoppressori e biologici

L’artrite reumatoide è una malattia infiammatoria cronica che può colpire uomini e donne a ogni età sebbene sia decisamente più frequente nella donna (rapporto 3:1) con un’età media all’esordio compresa tra i 30 e 50 anni. Non si tratta di una malattia geneticamente determinata (non esistono geni all’interno del nostro DNA che ci dicono già dalla nascita se svilupperemo o meno la malattia), esiste però un certo grado di familiarità, ossia familiari di I grado con artrite reumatoide (soprattutto se con anticorpi positivi) hanno una maggior probabilità di sviluppare l’artrite o altre patologie autoimmuni rispetto ad un soggetto che non ha pazienti reumatici nel suo albero genealogico.

Francesca Bartoli
Francesca Bartoli

Con artrite si definisce la presenza di almeno un’articolazione dolente e tumefatta (cioè gonfia) con un’impotenza funzionale o difficoltà di movimento e dunque rigidità dei distretti interessanti che è maggiore al mattino, nelle prime ore dopo il risveglio, che tende a migliorare invece durante il giorno. Tendenzialmente dunque i pazienti stanno meglio se si muovono e hanno sintomi più intensi con l’immobilità.

Nella sua forma più classica la malattia colpisce le piccole articolazioni di mani e piedi e con alta frequenza anche i polsi; ma nelle forme che noi definiamo ad esordio senile è molto frequente l’interessamento delle grandi articolazioni di spalle e bacino associato ad un coinvolgimento delle mani più tendineo/periarticolare.

La diagnosi può essere formulata mettendo insieme diversi elementi: anamnesi (il racconto che il paziente ci fa dei suoi sintomi); visita in ambulatorio (è fondamentale che il paziente venga spogliato, fatto accomodare sul lettino in modo che il medico possa guardare, toccare e mobilizzare le articolazioni); esami di laboratorio specifici (indici di infiammazione sistemica PCR e VES, autoanticorpi: Fattore Reumatoide e anticorpi anti-peptide citrullinato ciclico); in alcuni casi, sia scopo diagnostico sia al fine di stabilire la gravità/aggressività della malattia, si rende necessario eseguire indagini radiologiche (in particolare radiografie standard ed ecografie).

È importante sapere che non sempre la presenza di uno solo di questi elementi, ad esempio la positività di autoanticorpi o una PCR aumentata, è sinonimo di diagnosi della malattia. Ad oggi le terapie a disposizione sono numerose ed altamente efficaci non solo nel ridurre i sintomi ma anche nel minimizzare (e se la diagnosi è precoce sono in grado di azzerare completamente questo rischio) i danni articolari sul lungo termine che in passato rendevano molti dei pazienti che ne erano affetti invalidi, inabili al lavoro o non autonomi nelle attività della vita quotidiana o con necessità di ausilii per gli spostamenti (ad esempio sedia a rotelle).

Nella nostra struttura complessa il paziente con malattia reumatica, compresi i pazienti con artrite reumatodie, vengono accompagnati passo passo in tutto il percorso diagnostico-terapeutico. Infatti, vi è la possibilità di accedere con impegnativa di prima visita anche in tempi brevi se necessario, in base alla priorità che il medico inviante ritiene opportuno indicare.

Dal momento che si accede alla struttura il personale medico richiederà tutti gli accertamenti necessari per arrivare alla diagnosi, quando necessario programmiamo ed eseguiamo noi stessi l’ecografia osteoarticolare in un nostro ambulatorio dedicato.
Le visite di controllo verranno programmate periodicamente, con le tempistiche che il clinico riterrà più opportune in base all’attività di malattia riscontrata, generalmente indicando la data del successivo controllo al termine della visita stessa.
Nella nostra struttura possiamo praticare terapie infiltrative locali che generalmente hanno lo scopo di alleviare il paziente dal dolore in attesa che i farmaci immunosopressori (cioè i farmaci modificanti la storia naturale di malattia) facciano effetto. La terapia àncora rimane ancora oggi il methotressato, un ottimo farmaco seppur di vecchia generazione a cui la maggior parte dei pazienti risponde raggiungendo la remissione clinica.

Qualora il farmaco di prima linea non fosse sufficiente o tollerato, potremo successivamente associare (nella maggior parte dei casi) o potremo sostituirlo con farmaci di nuova generazione, i così detti farmaci ‘biologici’, che ad oggi sono disponibili in diverse formulazioni (compresse quotidiane, formulazioni sottocute o endovenose).

La scelta del farmaco verrà calibrata in base alla gravità-aggressività della malattia, alle comorbidità o controindicazioni specifiche del singolo paziente e anche al particolare periodo di vita del paziente (ad esempio ad oggi possiamo curare in sicurezza anche donne che desiderano una gravidanza o che sono in gravidanza-allattamento).

Di Francesca Bartoli, reumatologa struttura Allergologia immunologia clinica e reumatologia

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