Incontri con medici, farmacisti, infermieri della casa di comunità, parroco e forze dell’ordine per affrontare svariate tematiche. Così si aiutano le persone più fragili, si socializza e si identificano situazioni di difficoltà.
Una colazione e una chiacchierata per ritrovare la voglia di stare insieme. Si chiama Caffè Filòs ed è un progetto di accoglienza e condivisione ideato da Associazione San Lorenzo Onlus a favore delle persone over 65 autosufficienti di Suzzara, con il supporto di una rete di partner: Associazione San Lorenzo Onlus] Comune di Suzzara, Piazzalunga Centro Cultura, Asst Mantova con la casa di comunità locale, Auser, Centro sociale Città di Suzzara, Cronache Sanitarie, Azienda Speciale Socialis, Il gruppo di AL, parrocchia.
Il ritrovo è previsto tutte le mattine da lunedì a venerdì dalle 9.30 alle 11.30 nella sala della biblioteca comunale, con la garanzia di un servizio di trasporto per chi ne ha necessità. Un’operatrice di riferimento favorisce l’accoglienza, organizza il momento della colazione, introduce gli anziani alle attività facilitando le relazioni tra i partecipanti e con gli ospiti che tengono incontri su svariate tematiche. I partecipanti vengono monitorati nelle loro necessità e stato di salute attraverso la misurazione dei parametri vitali da parte delle infermiere della casa di comunità: pressione, glicemia, ritmo cardiaco.
L’iniziativa è partita da un bisogno rilevato dall’ ente capofila Associazione San Lorenzo Onlus, grazie alla sua presenza ormai decennale sul territorio, una realtà fatta di fragilità spesso invisibili. Si è identificato il profilo del cittadino a cui rivolgersi: l’anziano autosufficiente ma fragile, caratterizzato da poche relazioni e strumenti per accedere ai servizi, scarse occasioni di socializzazione, difficoltà negli spostamenti.
Medici volontari tengono momenti informativi sui principali disturbi degli anziani, i farmacisti del paese forniscono consulenze sui farmaci e la loro assunzione, la psicologa di comunità parla degli stati d’animo e delle principali dinamiche psicologiche degli anziani, un esperto di ginnastica dolce accompagna il gruppo nel mantenimento dell’esercizio fisico.
Le infermiere della casa di comunità di Suzzara Elisa Maiocchi e Maria Carmela Milano raccontano con tenerezza e partecipazione la loro esperienza insieme agli anziani di Caffè Filos. “Sono molto interessati agli argomenti di cui parliamo e che li riguardano – spiega Carmela – ci fanno tante domande. Abbiamo anche coinvolto colleghe del 118 e del Pronto Soccorso per spiegare loro cosa fare in caso di urgenza”.
Si è parlato di colesterolo, diabete, disidratazione legata al caldo, corretti stili di vita, ruolo dell’infermiere di famiglia e anche di aspetti pratici, come l’esenzione e altre questioni burocratiche.
Carmela aggiunge che i partecipanti “trovano gli incontri decisamente utili e dopo un periodo di stop non vedevano l’ora di ricominciare, stanno in compagnia, leggono il giornale, si sfogano, si confrontano, il risultato è davvero positivo”.
Le testimonianze dei partecipanti sono molto incoraggianti. Guido, 80 anni: “Mi sento parte di una nuova famiglia”. Il coetaneo Giorgio: “È bello sapere che qualcuno ti aspetta”. Maria, 70 anni: “È come una medicina”. Margherita, 93 anni: “Possiamo chiamarla cultura”. Cinzia. 75 anni: “Un’esperienza bella e utile perché mi ha dato un motivo per uscire”.
Dopo una sperimentazione partita a gennaio 2025, Caffè Filòs prosegue con entusiasmo il suo cammino. Nel corso 112 giornate di attività sono stati sviluppati 64 eventi – incontri con personale sanitario, forze dell’ordine, religiosi, cultori d’arte, cultori di attività varie come cucina e orticultura, istituzioni e personalità di spicco del territorio – riconnettendo i 42 partecipanti di età compresa tra i 66 e i 98 anni con i servizi e le attività del territorio e coinvolgendo 66 volontari.
Gli obiettivi specifici: monitorare gli anziani a rischio, costruire relazioni di prossimità in un’ottica di socializzazione; fare emergere condizioni di fragilità economica, relazionale, familiare, di salute; sperimentare strategie di aiuto e assistenza che mettono la persona al centro del percorso di accompagnamento, partendo direttamente dai suoi bisogni; individuare situazioni di demenza all’interno del nucleo familiare.