I primi raggruppamenti di abitazioni sorsero attorno a una chiesetta matildica, sulle cui rovine, verso la fine del ‘700, fu edificata l’attuale chiesa del paese
In questo e nei prossimi numeri della rubrica ‘Come eravamo’, racconteremo la storia della sanità del Destra Secchia, pubblicando testi tratti dal libro ‘Antichi ospedali nel Destra Secchia dell’Oltrepò mantovano’, di Raffaele Ghirardi (2018, Publipaolini editore), cultore di storia e responsabile delle Attività di cure sub acute dell’ospedale di Borgo Mantovano. Il passato ci aiuta a capire il presente e a costruire il futuro. Di seguito la prima puntata della storia dell’ospedale di Poggio Rusco.
In periodo alto medievale l’area in cui sarebbe sorto il borgo di Podium, oggi Poggio Rusco, la si potrebbe individuare in una zona boscosa, sufficientemente rialzata rispetto alla circostante palude, chiamata Insula Reveris, posta tra il Po, a Nord, e un suo ramo meridionale, navigabile, il Bondeno. Queste terre, in conseguenza dell’abbandono delle opere di bonifica e di coltura susseguenti alla caduta dell’impero romano, avevano ripreso l’originario aspetto acquitrinoso e salmastro con dossi boscosi, alti due o tre metri dal livello delle acque, sulla linea dei quali si delineavano incerte vie di comunicazione e rari centri demici.
Rimanevano, quanto meno sotto forma di vestigia, le grandi vie di comunicazione costruite dai Romani per il passaggio delle loro legioni, peraltro tali opere erano state costruite non senza difficoltà, su un suolo infido e che richiedeva una tecnica diversa rispetto a quella già ampiamente sperimentata in tutta Europa. Gli originari tracciati dovettero subire diversi cambiamenti, in relazione alle frequenti esondazioni dei corsi d’acqua. Sicuramente due erano le grandi vie che attraversavano il territorio del basso mantovano, la via Emilia Ostigliese che da Modena, passando per Quarantoli, si dirigeva verso Ostiglia proseguendo come Claudia Augusta verso Verona, Trento, il Norico fino ad Augusta, in Germania.
L’altra era l’Emilia Altinate che si staccava dalla prima nei pressi di Colicaria, località di odierna difficile identificazione, comunque nei pressi di Mirandola, e si dirigeva verso la località di Fienili Bruciati, l’antica Vicus Serninus, nei pressi di San Martino Spino, e quindi per Dragoncello, Sermide verso Este e Montagnana. Un’altra via importante, ad andamento trasversale rispetto alle precedenti, era quella che portava da Quistello a Pilastri; di essa non vi è menzione prima dell’anno mille. Questa strada, detta del Cantone, si può forse identificare con quella “[…] viam que vadit Porto Rapto (o Rupto)”, così citata nell’atto di donazione della corte di Sermide al Vescovo di Mantova Ubaldo da parte di Matilde di Canossa, risalente al 5 maggio del 1082.
Nell’intersezione tra questa via, la via Emilia Ostigliese e il Bondeno, sorsero, verso la seconda metà del XI secolo, i primi raggruppamenti di abitazioni attorno ad una chiesetta matildica, sulle cui rovine, verso la fine del ‘700, fu edificata l’attuale chiesa di Poggio Rusco. Questo territorio, chiamato Insula Reveris comprendente le comunità di Perarolo, Quingentole, Borgofranco, Revere e, a meridione, Mulo, l’odierna Villa Poma, separato dal mirandolese dalla zona acquitrinosa detta Gardignagola, fu donato dall’Imperatore Berengario I al Vescovo di Mantova nel 894, donazione successivamente confermata nel 1020 e nel 1037, rispettivamente dagli Imperatori Enrico II e Corrado.
Un documento del 17 marzo 1332 certifica la cessione a Luigi Gonzaga, Capitano di Mantova, dell’Insula Reveris da parte del Vescovo Jacopo Benfatti. Il toponimo Portum ruptum (o raptum) presenta una scarsa assonanza con Podium o Villa Podij, nome con cui veniva definito il borgo nell’atto di donazione. Può darsi, secondo il Belluzzi, che fossero due nuclei demici diversi, più antico il primo, successivamente inglobato da Podium o Villa Podij, sviluppatosi successivamente. Così veniva descritta quell’area: “Ob innundationes fluminis Padi erat perita, diruta, aquatica, paludosa, piscaritia cum casis palea rum ac in totum sterilia”. Al Gonzaga spettava il compito di bonificarla e renderla fertile.
di Raffaele Ghirardi, responsabile Attività di cure sub acute Borgo Mantovano
Nell’immagine in homepage Mappa itineraria romana, da G. Mantovani