Una cura mirata per ogni tipo di paziente, si va dalla crioterapia all’intervento chirurgico. La prevenzione è possibile facendo una buona propriocezione ed un rinforzo degli stabilizzatori tendinei e muscolari
Il trauma distorsivo di caviglia è un infortunio spesso sottovalutato e che nasconde sequele importanti. Con il convegno ‘Caviglia e sport: a spasso per lo stivale’, che si è tenuto il primo febbraio a Villa Schiarino, i professionisti riuniti hanno voluto mettere in luce le possibili terapie e le lesioni a cui una persona va incontro dopo un ‘normale’ infortunio di questo tipo. Manuel Bondi, membro del comitato scientifico dell’evento e medico della struttura di Ortopedia del Carlo Poma specializzato nella medicina sportiva, approfondisce questa tematica.
Perché i traumi distorsivi di caviglia non vanno sottovalutati e qual è la figura professionale a cui l’infortunato dovrebbe rivolgersi?
Il trauma distorsivo di caviglia è spesso bistratto e sottovalutato. In letteratura è dimostrato che nella metà dei traumi distorsivi ci sono lesioni cartilaginee. Queste ultime, se trattate in modo scorretto o se non correttamente inquadrate, possono gradualmente peggiorare portando alla degenerazione articolare, sino all’artrosi. Si comportano come la carie in un dente, scavano. Una lesione legamentosa può invece provocare un’instabilità che a lungo andare porta a una degenerazione articolare o una lassità articolare con conseguenti continue distorsioni. Una persona che ha più traumi distorsivi o che ha una sensazione d’instabilità di caviglia dovrebbe recarsi dallo specialista ortopedico o dal fisioterapista. Quest’ultimo dovrà poi valutare se è necessario andare o meno dall’ortopedico onde evitare d’incorrere in lesioni misconosciute. Nel 2024, come faculty italiana piede e caviglia (Siagascot), abbiamo pubblicato un lavoro scientifico con le nuove linee guida sul trattamento delle distorsioni di caviglia.
Quali sono le terapie a disposizione?
Ce ne sono diverse e dipendono dal tipo di trauma. In un normale trauma distorsivo, il riposo e la crioterapia, seguite da un recupero propriocettivo, sono sufficienti. In presenza di traumi più importanti, si devono eseguire indagini di secondo livello, stabilite dallo specialista ortopedico, per valutare lesioni associate. Possiamo quindi poi utilizzare cicli fisioterapici per recupero propriocettivo, cicli infiltrativi, terapie fisiche (biostimolazione o laserterapia), sino agli interventi chirurgici di ricostruzione legamentosa (in artroscopia o a cielo aperto) o di innesto di cartilagine (in artroscopia o a cielo aperto). Il tipo di trattamento dipende dalla lesione, ma anche dal paziente che abbiamo davanti (sportivo, sedentario, attivo, obeso e così via). Non esiste il trattamento per il tipo di patologia; esiste il trattamento per il tipo di paziente.
Quanto sono frequenti questi traumi e come prevenirli, se possibile?
In Italia sono circa 5.000 al giorno; 1 persona su 10.000 lo ha giornalmente; 5,5 su 10.000 lo hanno quotidianamente nello sport. La prevenzione è possibile facendo una buona propriocezione ed un rinforzo degli stabilizzatori tendinei e muscolari della caviglia. L’importante è essere seguiti da fisioterapisti e praparatori atletici che sappiano di cosa stiamo parlando.