Ipotiroidismo e ipertiroidismo, come avvengono le alterazioni del metabolismo. Le cause, le indagini disponibili e le cure
La ghiandola tiroidea svolge un ruolo cruciale nel metabolismo e nell’equilibrio energetico dell’organismo, producendo ormoni fondamentali quali tiroxina (T4) e triiodotironina (T3). Tuttavia, alterazioni della sua funzione possono causare due condizioni opposte: ipofunzione (ipotiroidismo) e iperfunzione (ipertiroidismo). Questi disturbi, spesso sottovalutati, possono avere un impatto significativo sulla qualità di vita dei pazienti e richiedono una diagnosi accurata e un trattamento tempestivo.
Ipotiroidismo: lenti ingranaggi metabolici
L’ipotiroidismo è caratterizzato da una ridotta produzione di ormoni tiroidei ed è provocato da malattie autoimmuni (tiroidite di Hashimoto) o da interventi alla ghiandola tiroide o da carenza di iodio o da utilizzo di alcuni farmaci. I sintomi principali includono stanchezza cronica, aumento di peso, intolleranza al freddo, secchezza cutanea e rallentamento mentale. In genere questi sintomi si sviluppano lentamente, passando prima per una fase ‘sub-clinica’ caratterizzata dalla sola alterazione degli esami di funzionalità.
Ipertiroidismo e tireotossicosi: un metabolismo fuori controllo
L’iperfunzione tiroidea, o ipertiroidismo, è invece caratterizzata da un’eccessiva produzione di ormoni tiroidei. In alcuni casi si può verificare la tireotossicosi, caratterizzata da un transitorio eccessivo rilascio di ormoni tiroidei dalla ghiandola al sangue in seguito ad un’infiammazione acuta che danneggia le cellule tiroidee.
Tra le cause più comuni si annoverano il Morbo di Basedow-Graves (una malattia autoimmune), la Tiroidite sub-acuta (spesso virale), i noduli tiroidei autonomi o l’utilizzo di alcuni farmaci specifici.
I sintomi includono perdita di peso, tachicardia, irritabilità, intolleranza al caldo, tremori e, in alcuni casi, esoftalmo (sporgenza dei bulbi oculari). Generalmente la forma autoimmune e le reazioni a farmaci specifici sono caratterizzate da un esordio improvviso, che porta a riconoscere la disfunzione ormonale precocemente.
Disfunzioni tiroidee: come diagnosticarle
Il primo esame da eseguire in caso di sospetto di una disfunzione tiroidea è il dosaggio del TSH. Questo ormone stimola la tiroide, per cui un innalzamento dei livelli di TSH è indice di produzione insufficiente di ormoni tiroidei, ovvero di ipotiroidismo. Al contrario, ridotti livelli di TSH indicano un eccesso di ormoni tiroidei in circolo. In molte regioni italiane tra cui la Lombardia, esiste la possibilità di dosaggio del cosiddetto TSH-reflex, che permette di controllare gli ormoni tiroidei T3 e/o T4 in caso di alterazione del TSH.
Se viene evidenziata una disfunzione, può essere utile eseguire una serie di altri esami: ricerca degli Anticorpi anti-tireoperossidasi (positivi nella tiroidite di Hashimoto) o degli anticorpi anti-recettore del TSH (positivi nel morbo di Basedow-Graves); ecografia della tiroide, che permette di valutare le caratteristiche e la vascolarizzazione della ghiandola o la presenza di noduli; scintigrafia tiroidea, utile per differenziare la tireotossicosi dall’ipertiroidismo e per identificare noduli autonomi.
Trattamento: quando rivolgersi all’endocrinologo
L’ipotiroidismo rappresenta una condizione cronica e quasi sempre irreversibile, che si cura assumendo l’ormone mancante: la levotiroxina. Per la relativa semplicità di gestione di tale terapia, non sempre è necessario indirizzare il paziente allo specialista. Al contrario, la gestione della tireotossicosi o dell’ipertiroidismo è più complessa e presenta molte sfaccettature con possibilità di cure farmacologiche, chirurgiche, radioablative, richiedendo una gestione spesso multidisciplinare (endocrinologo, chirurgo, medico nucleare, oculista).
di Barbara Presciuttini, responsabile struttura Endocrinologia ospedale Carlo Poma di Mantova e di Vincenzo Franzese, specializzando Università Vita-Salute San Raffaele di Milano