Osteoporosi e medicina di genere: uomini e donne fra prevenzione, diagnosi e cura

Ormoni e fattori di rischio giocano diversamente un ruolo in entrambi i sessi con incidenze specifiche anche a livello di fratture, gli approcci terapeutici sono i medesimi

Negli ultimi anni sta crescendo l’attenzione verso la cura diversificata secondo il sesso o genere: molteplici sono i dati epidemiologici, clinici e sperimentali indicano l’esistenza di differenze rilevanti nell’insorgenza, nella progressione e nelle manifestazioni cliniche delle malattie comuni a uomini e donne, nonché la risposta ai trattamenti terapeutici. L’Organizzazione Mondiale della Sanità introduce infatti proprio il concetto di medicina di genere definendolo come lo studio dell’influenza delle differenze biologiche e socio-economiche e culturali sullo stato di salute e di malattia di ogni persona. Il 22 maggio, al Mamu, si è tenuto un convegno organizzato da Asst dal titolo Uomini e donne: percorsi di cura. Monica Manfredini, direttore del Dipartimento di Riabilitazione di Asst e della struttura di Riabilitazione dell’ospedale di Pieve di Coriano ha tenuto una relazione sull’osteoporosi, con questo punto di vista.

Monica Manfredini

Che cos’è l’osteoporosi, come si manifesta e a che età?
Si tratta di una malattia sistemica dello scheletro caratterizzata da una ridotta massa ossea e da alterazioni qualitative del tessuto osseo che si accompagnano a un aumento del rischio di frattura. Una caratteristica dell’osteoporosi, in entrambi i sessi, è l’assenza di sintomi nelle fasi iniziali del suo sviluppo fino a quando non si verifica una frattura. L’osteoporosi si distingue in primaria, post-menopausale e senile e secondaria, dovuta a malattie non ossee e a farmaci. Mentre nella donna una delle principali cause di osteoporosi è la deficienza estrogenica post-menopausale e solo il 20-40 per cento dei casi di osteoporosi è secondaria, nell’uomo invece le osteoporosi secondarie raggiungono il 65 per cento. L’osteoporosi e il conseguente aumento del rischio di frattura è stato studiato prevalentemente nella donna tuttavia, con un ritardo di 10 anni rispetto al sesso femminile, anche l’uomo, oltre la sesta decade di vita, presenta un maggior rischio di riduzione della densità minerale ossea e quindi di osteoporosi e di fratture.

Con quali differenze la malattia colpisce donne e uomini?
C’è una diversa azione degli ormoni sessuali, androgeni ed estrogeni nei due sessi, una diversa consapevolezza e propensione a programmi di prevenzione primaria e secondaria e una diversa esposizione alle malattie croniche e ai fattori di rischio, quali consumo di alcool, fumo, sedentarietà e stili alimentari, con conseguente sovrappeso/obesità (maggiore grasso viscerale determina una resistenza ossea inferiore). Le ossa maschili sono più grandi, nella pubertà l’apposizione periostale, stimolata dal testosterone, aumenta il diametro esterno e lo spessore corticale dell’osso; il collo femorale ha un diametro maggiore e una corticale più spessa e i corpi vertebrali sono più larghi. Il maschio ha un maggior picco di massa ossea (punto più alto di massa ossea che si raggiunge verso la seconda-terza decade di vita), con una perdita di osso minore che inizia verso i 50 anni, con un decremento di circa un per cento all’anno (il testosterone diminuisce gradualmente e i livelli di estrogeni si mantengono tali da garantire maggiormente omeostasi scheletrica), raggiungendo, al di sopra dei 75 anni, una perdita di circa il 15-40 per cento della massa ossea trabecolare e 5.0-15 per cento della corticale. Nella donna invece, con la menopausa, la protratta carenza estrogenica induce importanti e accelerate perdite di massa ossea che vanno dal 2.0-5.0 per cento anno dai 50 ai 60 anni, per assestarsi verso i 70-75 anni attorno allo 0.5-1.0 per cento anno. Ne risulta che in Italia su circa 5.000.000 di persone colpite da osteoporosi al di sopra dei 50 anni, la prevalenza è dell’8 per cento nell’uomo e del 23 per cento nelle donne, rendendo la malattia tipicamente femminile.

Qual è l’incidenza a livello di fratture da fragilità ossea?
L’incidenza aumenta progressivamente con l’età, su circa 465.000 nuove fratture all’anno, il 65 per cento avviene nelle donne; tuttavia, un dato da non sottovalutare è che, nonostante le fratture osteoporotiche siano meno frequenti nel maschio, la mortalità ad esse associata è significativamente più alta negli uomini. L’incidenza delle fratture osteoporotiche sta comunque aumentando rapidamente in entrambi i sessi quale conseguenza dell’allungamento della vita media, ma la diffusa mancanza di consapevolezza del rischio di fratture da fragilità negli uomini, rende questi ultimi sempre più progressivamente colpiti. Si calcola che 1 uomo su 8, con più di 50 anni, avrà una frattura da fragilità nel corso della sua vita con una mortalità significativamente più alta rispetto a quella delle donne.

Esistono approcci, terapie differenziate per la popolazione maschile e femminile?Diagnosi e terapia non cambiano tra uomini e donne, anche se ad oggi, sia gli studi registrativi che di confronto tra molecole sono molto più numerosi nel genere femminile rispetto a quello maschile. La densitometria (DXA), esame che valuta la densità minerale ossea e che ad oggi è ancora considerato il ‘gold standard’ per la diagnosi di osteoporosi, deve essere raccomandata a tutte le donne di età superiore ai 50 anni e a tutti gli uomini di età superiore ai 60 anni, che presentano fattori di rischio clinici per fratture osteoporotiche o una riduzione significativa (>2 cm o più) della statura. In caso di malattia, in entrambi i sessi è importante l’utilizzo di specifici farmaci antiriassorbitivi ed anabolici volti a migliorare la densità ossea e a prevenire la frattura, adottando inoltre misure specifiche per il controllo dei singoli fattori di rischio, come ad esempio modifiche nello stile di vita e nell’alimentazione, astensione da fumo e alcool, supplementazione con calcio e vitamina D, inserimento di attività fisica e prevenzione delle cadute. Analogamente a quanto si osserva nelle donne in terapia di blocco ormonale per il carcinoma della mammella, anche negli uomini in terapia di deprivazione androgenica per cancro della prostata è importante considerare l’inserimento di opportuna terapia antiriassorbitiva per contrastare l’effetto negativo che questi farmaci hanno sull’osso. Il profilo di sicurezza dei farmaci utilizzati nell’osteoporosi è risultato sovrapponibile per tipologia di eventi avversi e per incidenza degli stessi, sia nella popolazione femminile che maschile.

 

 

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