Pazienti detenute, fiabe motivazionali ispirate ai principi di medicina narrativa

Empowerment di genere in carcere, un laboratorio tratta i momenti più delicati: l’ingresso nella struttura, la fase dell’adattamento, le paure legate al futuro dopo la scarcerazione

In medicina la narrazione da parte dei pazienti è un atto terapeutico fondamentale, perché trovare le parole per raccontare come la malattia sia entrata nella propria storia individuale favorisce il percorso di cura. Nel contesto penitenziario assimiliamo la malattia allo stato di privazione della libertà e proponiamo come strategia di empowerment motivazionale un percorso di potenziamento del benessere psico-fisico trattando aspetti quali la percezione di sé nel contesto detentivo e la ri-scoperta degli aspetti emotivi utilizzando una tecnica relazionale pratica che favorisca il confronto e la riflessione e che possa essere fruita sia nel rapporto individuale operatore-paziente per meglio comprendere i bisogni di salute delle donne detenute sia nell’ottica del gruppo per favorire la costruzione di valide relazioni tra pari.

Il laboratorio esperienziale di fiabe motivazionale è attuato dall’equipe di medicina penitenziaria all’interno del Progetto empowerment Milone 4.0 nel Percorso ri-scoprirsi dentro, nella sezione femminile della casa circondariale di Mantova. Il laboratorio è strutturato sul ricordo di una fiaba conosciuta che accomuni emotivamente le partecipanti come stimolo iniziale; il laboratorio offre la lettura a voce alta delle fiabe nella loro versione originale, a cui si agganciano poesie, racconti, disegni per stimolare la narrazione in modo semplice; attraverso la rivisitazione di una fiaba le pazienti descrivono la propria esperienza detentiva evidenziando le condizioni che maggiormente impattano sulla percezione soggettiva di qualità di vita in detenzione. Con questo laboratorio si riescono a trattare i momenti più delicati della detenzione, come il primo ingresso, l’adattamento allo stile di vita detentivo, la paura del futuro dopo il carcere, in modo delicato e sempre stimolando l’empowerment individuale e di gruppo con un’attenzione per il genere femminile.

Abbiamo pensato di creare un collage dei momenti più significativi del laboratorio, trascrivendo in un volumetto alcune fiabe ‘rivisitate’ per fornire a una donna al primo ingresso in carcere uno strumento di lettura del contesto detentivo che possiamo definire ‘alternativo’,  uno strumento che sperimenta una tecnica relazionale pratica ed emotivamente impattante per agevolare l’adattamento a un contesto caratterizzato dalla privazione della libertà, ma che comunque si propone di tutelare la salute del singolo e della collettività.

Questo libretto che si intitolerà, ‘La passione è speranza’ verrà dedicato a tutti gli operatori cha lavorano in carcere con passione e che sostengono il valore di un carcere dinamico, aperto e trasparente, che testimoniano con il loro impegno il significato della pena come rieducazione e reinserimento sociale.

In particolare, lo dedichiamo al commissario Rosario Romano, prematuramente scomparso, grande professionista, persona leale, generosa, è stato definito da molti un pacificatore; il comandante, pur tenendo ben presente la sicurezza, ha sempre dato in questi anni grande risalto a tutti gli strumenti di sostegno e aiuto per i detenuti, amava spiegare alle scolaresche che spesso visitavano il carcere il senso costituzionale della pena detentiva. Questo libricino è dedicato alla sua passione per il nostro lavoro.

Di Laura Mannarini, responsabile medicina penitenziaria Asst Mantova

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