Case e ospedali di comunità, infermieri di famiglia e di comunità. Le novità introdotte dalla riforma fra obiettivi di prossimità, integrazione e accoglienza
Tra il 2024 e il 2026, Asst Mantova ha portato a compimento una rivoluzione organizzativa. Non si parla semplicemente di nuovi edifici, ma di un nuovo modello di cura. La salute è uscita dalle mura dei grandi ospedali per trasferirsi sul territorio, proprio lì dove le persone vivono, lavorano e invecchiano. È la nascita di una sanità più accogliente, accessibile e integrata. I pilastri del cambiamento sono i servizi distrettuali. Per rispondere a ogni bisogno in modo preciso, è stata creata una rete di protezione costituita da strutture specializzate che dialogano costantemente tra loro.
Le case della comunità: il cuore della salute
Le nove case della comunità messe a disposizione da Asst Mantova sono un luogo unico in cui trovare risposte ai bisogni di salute. Sono tutte attive sul territorio mantovano e si trovano a: Mantova, Castiglione delle Stiviere, Asola, Goito, Suzzara, Sermide, Quistello, Viadana e Bozzolo. Al loro interno medici di medicina generale, pediatri, infermieri di famiglia, specialisti, assistenti sociali e servizi vaccinali lavorano fianco a fianco come un’unica squadra. I percorsi sono integrati, soprattutto per la gestione delle malattie croniche.
Il Pua-Punto unico di accesso: la porta d’ingresso della sanità
All’interno delle case della comunità si trova il Punto unico di accesso. È la porta a cui bussare quando non si sa da dove iniziare. Accoglie i cittadini, analizza i loro bisogni (spesso sia sanitari che sociali) e li indirizza verso il servizio più corretto. Il vantaggio: semplificazione. Zero code inutili e rimbalzi da uno sportello all’altro.
Gli ospedali di comunità: le cure intermedie vicino a casa
Cosa succede quando un paziente ha superato la fase acuta di una malattia (magari dopo un intervento in ospedale) ma non è ancora pronto per tornare a casa in sicurezza? Entrano in gioco i cinque ospedali di Comunità di Asst Mantova. Sono strutture a degenza breve, generalmente compresa tra 15 e 20 giorni e comunque non superiore a 30 giorni, gestite prevalentemente da infermieri e con la presenza dei medici per la gestione clinica dei pazienti. Una cerniera tra l’ospedale e il domicilio. Permettono un recupero graduale in un ambiente protetto, senza allontanare il paziente dal proprio contesto familiare e territoriale. Si trovano a Mantova, Asola, Viadana, Bozzolo, Borgo Mantovano. Si accede tramite invio da parte del proprio medico di famiglia o dopo un ricovero in ospedale.
Cosa cambia davvero?
L’autentico elemento di rottura rispetto al passato è il superamento della frammentazione. La transizione del triennio 2024-2026 introduce tre grandi innovazioni. Si passa innanzitutto dalla cura al ‘prendersi cura’. Non si aspetta che il cittadino stia male per curarlo in Pronto Soccorso. Con la figura dell’infermiere di famiglia e di comunità, si monitorano i pazienti fragili direttamente a casa, prevenendo le crisi e le ricadute. L’altra innovazione riguarda l’Integrazione socio-sanitaria. Per la prima volta, la salute medica e l’assistenza sociale viaggiano sullo stesso binario. Una persona anziana o con disabilità non ha bisogno solo di farmaci, ma frequentemente anche di supporto quotidiano: la nuova rete risponde a entrambe le necessità. La terza parola d’ordine è tecnologia. Grazie alla digitalizzazione, i dati clinici viaggiano in tempo reale tra i professionisti, riducendo i tempi di attesa e offrendo risposte immediate.
L’impatto sulla vita dei cittadini
Questo grande sforzo organizzativo si traduce in benefici concreti e quotidiani per la comunità mantovana: meno chilometri, più tempo, molte prestazioni che prima richiedevano di recarsi all’ospedale di Mantova ora si svolgono nel distretto o nel comune limitrofo; ospedali alleggeriti. Le strutture di Pronto Soccorso e i reparti ospedalieri per acuti possono finalmente concentrarsi sulle vere emergenze, riducendo i tempi di attesa per tutti. I caregiver e le famiglie dei pazienti più fragili trovano nei Pua alleati istituzionali che tolgono il peso della gestione organizzativa della malattia.
Di Angela Bellani, direttore socio sanitario Asst Mantova; Alessia Sempreboni, direttore distretto mantovano; Elena Mariani, direttore distretto Oglio Po Casalasco-Viadanese; Maria Gloria Gandellini, direttore distretto Alto Mantovano
(nell’immagine in homepage infermieri di famiglia e comunità durante un open day, il 26 settembre, alla casa di comunità di Suzzara)