Accompagnare i genitori che hanno perso un figlio, il cappellano dell’ospedale di Borgo Mantovano: “La comunione fra cielo e terra è una certezza”

Gianni Artioli, referente della Pastorale della consolazione e del lutto: “Ascoltare, condividere, sperare, vivere” Le parole chiave degli incontri per affrontare la sofferenza

Per ogni albero una giovane vita che continua nell’eternità. Per ogni albero il nome di un figlio scomparso, destinato a riecheggiare in quell’altrove “di cui abbiamo certezza”. Il Parco dell’infinito, in Valletta Valsecchi a Mantova, accoglie oggi quindici piante autoctone per ricordare chi ha cambiato missione. Perché nulla finisce: dopo la missione terrena, se ne prepara un’altra. In un dialogo continuo fra l’aldiquà e l’aldilà.

Gianni Artioli racconta di quel giardino accanto al monastero del Gradaro in cui i vivi e i morti si prendono per mano come una delle iniziative simbolo della Pastorale della consolazione e del lutto, di cui è responsabile da quest’anno. Lo ha nominato il vescovo di Mantova Marco Busca, che cinque anni fa ha dato vita al nuovo percorso: “Io ne facevo parte fin dall’inizio insieme a mia moglie Simona, in quanto testimoni in prima persona di una realtà molto dolorosa, che richiede sostegno e condivisione. Parlo della perdita di un figlio. Ne abbiamo sei, ma due di loro ci hanno lasciati. La prima, Chiara, a 18 mesi, per malattia. L’ultima, Maria Giovanna, a 23 anni, per un incidente stradale”.

Gianni Artioli

Diacono permanente della diocesi, Gianni è coordinatore della cappellania dell’ospedale di Borgo Mantovano dal 2018, ma assistente spirituale nel presidio fin dal 2008: “Ho visto tante madri nei reparti piangere e ho capito molto bene confrontandomi con loro, vista anche la mia esperienza, quanto sia importante essere aiutati in questo cammino di sofferenza. Poi è arrivato un incarico che mi trovo ad affrontare forte di un vissuto personale gravoso. Sono convinto che a infondermi coraggio siano innanzitutto le nostre figlie, Chiara e Maria Giovanna. Le sento sempre accanto a me. I defunti sono con noi, ci supportano”.

I due mondi sono separati solo da un soffio. Si accarezzano a vicenda. I cari che hanno varcato la soglia si fanno percepire in mille modi, “a seconda della sensibilità di chi riceve messaggi e incoraggiamenti”. Il diacono vive nella canonica di San Rocco di Quistello e svolge altre attività pastorali in cinque parrocchie, in sinergia con i parroci. È la sua missione. La sua e quella della consorte Simona, perché hanno scelto di offrire la loro esistenza agli altri e nel corso degli anni lo hanno fatto con svariati progetti destinati ai più fragili: “All’ospedale di Borgo Mantovano ho accompagnato molti operatori durante il lavoro quotidiano. Mi hanno ricambiato sostenendomi in occasione dei miei lutti e vorrei manifestare loro tutta la mia gratitudine. I genitori sono devastati in queste situazioni, il sostegno dei professionisti non è sufficiente, occorre fare un passo in più in ambito spirituale, appunto. Ecco perché ho accettato con grande motivazione il ruolo che mi ha assegnato il vescovo”.

La Pastorale della consolazione e del lutto propone una rassegna di incontri dal titolo ‘Talità kum’ (dall’incitazione di Gesù nel Vangelo: “Fanciulla, alzati!”), rivolti in particolare ai genitori che hanno perso un figlio, ma più in generale a chi attraversa un lutto. Si parte il 3 ottobre, nel Santuario della Madonna della Corona, per la presentazione del programma. Si termina il 15 maggio, la maggior parte degli eventi si tengono al Gradaro nei giorni di sabato, dalle 9.30 alle 13.30, e si concludono con un pranzo nella cucina del Roveto. A guidare i partecipanti – generalmente almeno una quarantina – gli psicologi Roberto Bondavalli ed Elena Ferrari, che parlano di emozioni, memoria, speranza.

“Puntiamo a entrare in relazione con loro – aggiunge Gianni – farli sentire capiti, invitarli alla condivisione. Il messaggio principale è che occorre tornare a vivere, evitando il rischio di chiudersi al mondo e spesso anche ai propri familiari. Proponiamo tanto ascolto e l’auto mutuo aiuto, che vede mamme e papà formarsi e divenire a loro volta formatori. Ciascuno ha le proprie risorse da mettere in comune. Io ho quella della fede. Ho portato la mia testimonianza anche a Roma, al tavolo di lavoro dei diaconi permanenti, dove rappresento la Lombardia, per motivare altri diaconi a sostenere i genitori. Aiutare gli altri vuol dire aiutare sé stessi, io interpreto anche così il mio lavoro. La sinergia fra Cielo e terra è palpabile”.

di Elena Miglioli

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