Versi dai luoghi di isolamento: “E rendimi forte come fa la radice, che potente regge la tua ottusa pazienza”

Anche nel 2025 è stato bandito il Premio nazionale di poesia Terra di Virgilio, promosso dall’associazione mantovana La corte dei poeti nell’ambito del Mantova Poesia-Festival Internazionale Virgilio. Il premio presenta due sezioni: Vita di scienza ed arte, per autori noti ed esordienti; L’ozio degli attivi, riservata a persone ospitate in strutture protette. La poesia dei luoghi difesi e tutelati, altrimenti definita ‘poesia dell’anima’, dà spazio all’espressione lirica di persone che praticano la scrittura come elemento di riscatto, di autocura e di reinserimento sociale. Si riportano qui le poesie di vincitori e segnalati della sezione L’ozio degli attivi, provenienti da case circondariali e strutture di cura e pubblicate nell’antologia del premio.

Pubblichiamo le poesie di alcuni autori che hanno partecipato al premio e hanno ottenuto una segnalazione dalla giuria.

 

 

Rita Migliorino – Si racconta in poesie autobiografiche ispirate al suo vissuto. È ospite della REMS di S. Pietro, Caltagirone (Catania).

 

Il volo

Tutto spezzato,
nell’oblio del dolor.
Quando rimembro,
il mio triste passato!

Rinchiusa nell’anima,
della cella, stretta nel cuor
la fatica odierna.

Tutto rimane sotto la terra,
finito e sepolto sotto
la cenere, di chi un giorno
rinverdì, una piccola gemma!

Come una farfalla che
Da crisalide muore.
Dall’antico verme,
rinasce a vita nuova,

ma le ali perde, spezzate
dall’oblio del dolor!

 

 

 

Simone M. – Casa Circondariale di Cremona. Ha frequentato il laboratorio interno di lettura e scrittura creativa condotto da Giuliana Adamo dell’associazione Piazza del Mondo e Luciano Zampese, docente presso l’Università di Ginevra.

 

Stupore

Raccontami del tuo innato splendore,
di come hai resistito ai dardi del cielo
e al gelido vento che ha scosso le tue docili gemme.
Raccontami dei teneri sospiri che hai rivolto
al cielo maligno,
quando una mano sbadata un ramo ti ha spezzato.
Lacrime secche piovono
dalle tue fronde
indifese, vibrando al suono di un arcano silenzio.
Insegnami a riconoscere
Il muto incanto della rugiada che asseta
I tuoi affanni
E rendimi forte
come fa la radice, che potente regge la tua ottusa pazienza.
La mia anima tace
Di fronte al tuo triste canto ma,
silenziosa come la notte,
ne ascolterà il lamento.

 

 

Giulio Perusi – Si dedica alla poesia presso la residenza protetta Villa Marti di Genova. Le sue poesie emergono a tratti dai ricordi, altre volte lo sguardo si posa sul presente per trovare uno spazio per raccontare i sentimenti.

 

La rocca dell’abisso

Mi inerpicano sulla rocca ascoltando i grilli cantare,
il fruscio delle serpi, il canto dei fringuelli,
lo scrosciare del fiume.
Il crepitìo del fuoco,
Il muggito delle mucche,
l’abbaiare dei cani, i bambini giocare.
In silenzio gli amici salivano avanti a me
con una croce da piantare ed i crisantemi
in memoria di Mario che ci lasciò un giorno
improvvisamente soli davanti all’abisso.

(Dedicata a Mario G.)

 

 

Lorenzo Prandi – Frequenta il Laboratorio di Lettura e Scrittura Creativa presso il Carcere Milano–Opera.

 

Io e te a Porta Venezia

Io e te camminiamo tra luci e ombre a Porta Venezia.
Dopo ogni passo diminuisce la distanza dalla destinazione
mentre aumentano i sensi, la sensibilità e la forza.
In direzione centro città osserviamo le ombre nette
e inalterate dei tratti architettonici dell’epoca del sole.
I gradini di marmo, i progetti miliardari.
E mentre camminiamo i numeri civici sono come i doveri
che lasciamo alle spalle, come tante altre cose della vita.
Nuovi negozi sono nati e altri muoiono
nel piccolo cedimento del tempo.
Osservo i tuoi capelli, come onde nel venticello milanese
e i tuoi occhi corrono affascinati sul traffico,
sulla gente, sui cartelloni, sui palazzi antichi.
Parliamo mentre indichi tutto con entusiasmo e muovi le mani
in aria; sembri una canzone, una poesia, una danza.
Io ti amo, mentre una ciocca di capelli ti cade
davanti agli occhi e sorridi.
Camminiamo ancora, fin dove ci viene di andare,
fino alle stradine nascoste e alle fontanelle del parco.
Siamo assetati. Mentre rallento, osservo la magia dei tuoi occhi
e perdo le forze, ma mai un grammo d’amore per te.
Tu sei la cosa più bella che ho visto in ogni posto
in cui siamo andati insieme.
E a Porta Venezia sei tu quell’andiamo là,
sei tu quel là dove sarebbe bello vivere.

 

 

Sabrina – L’autrice è ospite della Comunità A Media Protezione di Rho, Milano.

 

Analisi grammaticale

Ero l’oggetto delle tue cure,
sebbene non desiderassi altro
che essere il soggetto del tuo amore.

 

 

Valentin – Casa Circondariale di Mantova. L’autore ha partecipato al laboratorio “La parola come cura”.

 

Ci provo

Ci provo a scrivere una poesia.
Non c’è ispirazione, solo monotonia.
Mi piacerebbe scrivere qualcosa di amore,
qualcosa dolce che riempie il cuore,
qualcosa di diverso che abbia un po’ di senso,
ma come si fa in un posto come questo?
In corridoio la stessa gente, natura morta.
Frenetici ma inermi, correndo col pensiero,
che un bel fottuto giorno, finisca questo inferno.
Qualcuno dice “cambia e uscirai al più presto”
Non vedono oltre il giorno di questo.
Non guardano indietro, come hai vissuto,
tutto ciò che vedono è il reato compiuto.
Così sei una matricola, un numero, un peso sociale
Tenuti chiusi dentro con scusa RIABILITARE
Pazzi, drogati, gente con problemi
Condannati in una pausa caffè a scontare le loro (penne?).
Potrei continuare all’infinito, ma tanto è invano
Ma come ho già detto non sono un poeta
E questa “poesia” un po’ mi inquieta
Ritorno nella mia branda umida e freddo
E in rigor mortis mi accendo un’altra sigaretta.

 

 

 

 

 

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