Sermide, nel 1576 il primo riferimento a un ospedale “per alloggiare i poveri”

Si sosteneva con un reddito derivante dalla proprietà di due biolche messe a livello, era dotato di sei letti. Donazioni ed elemosine servivano per altre necessità

 In questo e nei prossimi numeri della rubrica ‘Come eravamo’, racconteremo la storia della sanità del Destra Secchia, pubblicando testi tratti dal libro ‘Antichi ospedali nel Destra Secchia dell’Oltrepò mantovano’, di Raffaele Ghirardi (2018, Publipaolini editore), cultore di storia e responsabile delle Attività di cure sub acute dell’ospedale di Borgo Mantovano. Il passato ci aiuta a capire il presente e a costruire il futuro. Di seguito la prima puntata della storia dell’ospedale di Sermide.

Nel XVI secolo il numero di famiglie era già abbastanza consistente, tale da costituire una Contrada degli ebrei, posta nel quartiere Castello. Fra queste vi era quella dei Portaleone, ramo della celebre discendenza di medici di corte di Mantova e di altre Signorie. I Portaleone a Sermide durarono per tre generazioni svolgendo la loro apprezzata e ricercata professione. Probabilmente, essendo dei liberi professionisti, visitavano i loro clienti al domicilio, per chi se lo poteva permettere; non vi è prova che abbiano esercitato in un ospedale. Il primo a trasferirsi a Sermide, verso la fine del ‘400, fu Lazzaro Portaleone, figlio di Guglielmo, anche lui medico e fratello di Abramo, medico di Federico II, primo Duca di Mantova. Lazzaro fu medico del Conte Sassatello, della Comunità di Sermide e di Rovigo, dispensato da vari cardinali e vescovi.

In effetti, per rigide disposizioni ecclesiastiche, seppure era tollerato lo studio e la laurea in medicina da parte degli ebrei, era loro preclusa la cura dei malati cristiani e ciò fu particolarmente vero nella seconda metà del ‘500, in epoca di controriforma, con la bolla Cum nimis absurdum di papa Paolo IV, del 14 luglio 1555. Ma l’abilità dei medici ebrei era nota e le loro prestazioni ricercate in tutte le corti e le comunità per cui frequenti erano le dispense rilasciate, come appunto quella riservata a Lazzaro Portaleone, fin dal 1449, dallo stesso Pontefice. Il figlio di Lazzaro, Abramo, fu pure lui medico e, subito dopo la laurea, ottenne, nel 1519, la dispensa da parte di papa Leone X, per esercitare a Sermide. Ancora nel 1556 egli risultava iscritto tra i medici ebrei dell’ordine professionale di Mantova, con la specifica revedibile Habram, de castro Sermedi.

Abramo ebbe due figli medici, Leone e Lucido. Il primo, chirurgo, esercitò a Sermide; Lucido invece vi fece ritorno solo in tarda età. In conseguenza della grida del 1° marzo 1576, su pressione del vescovo bolognese Angelo Peruzzi, visitatore apostolico in quell’anno, veniva ribadita, da Guglielmo Gonzaga, la proibizione da parte dei medici ebrei di curare i cristiani, senza precisa sua licenza. Questo condusse Leone ad abbandonare Sermide per cercare fortuna altrove. Il vecchio padre Abramo, ridotto in ristrettezze economiche, nel luglio del 1577, rivolse una accorata istanza al Duca per poter riprendere a curare i malati del suo paese e poter vivere della sua professione.

Tale supplica fu rafforzata da quella presentata da varie autorità locali quali l’arciprete Giovanni Doro, Massimiliano Gorni, rettore di San Giovanni Battista, don Blasio Chioca, vicario dell’abbazia di Felonica, fra Constantio Lantioni, priore di Santa Maria del popolo, don Gioan Antonio Oberto, rettore della Moglia di Sermide, il console di Carbonara Zuian Manservo, a nome della intera cittadinanza ed infine da una schiera di potenti e notabili del luogo, tutti a sottolineare la dirittura morale, l’apprezzata professionalità manifestata nei confronti dell’ottantaseienne medico sermidese. Il 27 ottobre dello stesso anno la dispensa fu concessa, come del resto il duca la concesse al suo medico personale, l’omonimo Abramo Portaleone, figlio di David, nipote dell’Abramo sermidese.

Un primo riferimento ad un ospedale a Sermide risale al 1576, quando il vescovo Angelo Peruzzi, visitatore apostolico, vi fece un sopralluogo. L’ospedale era retto dal nobile sermidese Imperio Freddi; si sosteneva con un reddito derivante dalla proprietà di due biolche messe a livello. Era dotato di sei letti, uno dei quali occupato da tale Paola de Libertis, gravida. Donazioni ed elemosine servivano per la gestione dei letti ed altre necessità. Il vescovo ingiunse al custode, tal Battista de Laurentiis, di accogliere i poveri con spirito di carità e benevolenza e dispose che sulla porta fosse scritto Ospedale per alloggiare i Poveri.

Di Raffaele Ghirardi, responsabile Attività Cure Subacute ospedale Borgo Mantovano

 

Nella foto, la sinagoga di Sermide all’inizio del ‘900. Cortesia di Luigi Lui

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