L’arte che sa ospitare la ferita trasformandola in luce: un laboratorio con i colori per condividere i propri vissuti

Il consultorio di Goito propone quattro incontri con l’art counselor Sarah Maistrello per lavorare sulle emozioni personali e collettive

Il laboratorio ‘L’arte come cura di sé’ è stato proposto all’interno del Consultorio di Goito dopo un confronto con Sarah Maistrello, art counselor, su come l’arte e l’uso dei colori può esserci d’aiuto nella quotidianità. Infatti, la funzione dell’arte, in tutte le sue forme, è il saper ospitare la ferita, e questa capacità di includere la ferita attraverso l’arte la trasforma in qualcosa di vitale e di luminoso.

De Botton e J. Armstrong, nel loro testo “L’arte come terapia” (Ed. Guanda) affermano che la creazione artistica è uno strumento in grado di correggere o compensare una serie di fragilità.

È un mezzo per esprimere la dignità del dolore: “…l’arte ci ricorda il legittimo ruolo del dolore in una vita piena, affinché le difficoltà ci spaventino meno e siano riconosciuti come aspetti di un’esistenza…”.

È una guida alla conoscenza di sé: “…l’arte può aiutarci a individuare elementi per noi cruciali, ma difficili da esprimere a parole. Il linguaggio non copre tutto ciò che è umano…”.

È uno strumento di risensibilizzazione: “…l’arte ci spoglia dalla corazza… recuperando la sensibilità guardiamo le stesse cose con occhi nuovi…

Se attraverso una creazione artistica personale è possibile aumentare la percezione di sé, quando questa viene realizzata all’interno di un gruppo di lavoro, il reciproco rispecchiamento dei membri permette di cogliere aspetti personali di ciascuno, che magari soggettivamente non erano stati rilevati o valorizzati. Così il percorso condiviso permette al singolo di acquisire nuovi significati di ciò che ha creato, che vanno ad arricchire la percezione di sé. In questo senso, un laboratorio che utilizza l’uso dei colori e una tecnica pittorica, diventa un ‘occasione di riflessione collettiva e allo stesso tempo personale, su di sé.

L’esperienza

Il laboratorio è stato strutturato in quattro incontri, da settembre a novembre 2024, con una frequenza quindicinale della durata di due ore ciascuno. Hanno partecipato 10 persone, di sesso femminile, afferenti non solo al territorio di competenza del Consultorio di Goito. Per partecipare non era necessario avere competenze artistiche pregresse. Sarah ha messo a disposizione varie tipologie di colori (gessetti, tempere, acquerelli, pennarelli, matite colorate) che liberamente potevano essere utilizzati dalle partecipanti per creare su un foglio di carta la tematica proposta.

Gli obiettivi di questi incontri sono stati molteplici: creare uno spazio accogliente e intimo in cui le persone potessero ritagliarsi un momento per prendersi cura di sé; prendere contatto con la propria creatività (che è fonte di benessere) attraverso lo strumento dei colori e di alcune tecniche artistiche; condividere con altre persone i vissuti che possono emergere.

Questo ultimo elemento è fondamentale per aiutare le persone a non sentirsi sole creando uno spazio di appartenenza, come base per nuove amicizie. Inoltre, uno spazio creativo consente di lasciar fuori momentaneamente la quotidianità, caratterizzata da stimoli continui e sollecitazioni che sovraccaricano il pensiero, per fermarsi e concentrarsi nel qui e ora, essere presenti solo in ciò che si fa. Così “la creatività, così capace di creare futuro, è in realtà presentissima al momento presente” (L. Manicardi, “Siate creativi” ed. Qiqajon) 

Le tematiche utilizzate

IO MI PRESENTO Dopo un breve rilassamento guidato, ognuno si rappresentava attraverso il disegno di un albero. L’obiettivo implicito era poter utilizzare la simbologia dell’albero per presentarsi agli altri, senza scoprirsi troppo.

IL MIO LUOGO SEGRETO Dopo un breve rilassamento guidato, viene chiesto ai partecipanti di immaginare un luogo rassicurante dentro di sé. La finalità è fornire uno strumento a cui poter rifugiarsi nei momenti di difficoltà. Il “luogo segreto” è uno spazio conosciuto solo da sé stessi, inaccessibile agli altri (che nel gruppo poteva essere condiviso o meno), nel quale è possibile andare a riposarsi e lasciare andare la propria fantasia.

ALLA RICERCA DEL CAOS CREATIVO In questo incontro, dopo aver rotto il ghiaccio con le tecniche espressive, le partecipanti, con l’ausilio di un accompagnamento musicale particolare, sono invitate a sentire la propria “pancia”, per dare voce alle emozioni che emergono, attraverso l’uso del colore.

LAVORO FINALE COLLETTIVO Nell’ultimo incontro, ciascun partecipante deve scegliere un tassello di carta precedentemente disposto, colorato a sua scelta pensando all’esperienza laboratoriale effettuata, che successivamente diventa una parte di un puzzle costruito dal gruppo per rappresentare collettivamente il percorso fatto.

È stato interessante poter notare come colori diversi venivano scelti per rappresentare le emozioni, e come questa tecnica espressiva, molto diversa dalla parola, consentisse la manifestazione degli stati d’animo con minore censura: aspetto che emergeva, ad esempio, nella possibilità di disegnare anche “fuori dai bordi”. La paura iniziale, legata alla mancata competenza tecnica nell’uso dei colori, è stata progressivamente sostituita da una condizione di benessere condivisa da tutte, che ha permesso alle partecipanti di poter utilizzare anche da sole, a casa, questo strumento.

Di Roberta Pasotti, assistente sociale Asst Mantova e Sarah Maistrello, art counselor

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