Il direttore della struttura Luca Verganti: “Time is brain, il tempo è cervello”. Asst Mantova dispone di un servizio h24, professionisti dedicati, tecnologia di imaging e trattamenti all’avanguardia
L’ictus ischemico acuto è una patologia dovuta all’occlusione improvvisa di un’arteria cerebrale, nella maggior parte dei casi legata a un embolo che si stacca da una placca della carotide o dal cuore, ostruendo un vaso del cervello. Più raramente, l’evento ischemico è provocato da una placca di aterosclerosi occlusa vasi cerebrali. In Italia si contano fra i 120mila e i 150mila nuovi casi all’anno. È la seconda causa di morte per patologia acuta e la prima causa di disabilità permanente. I fattori di rischio: ipercolesterolemia, ipertensione, diabete e fibrillazione atriale, ma anche abitudini di vita come fumo di sigaretta e sedentarietà. Approfondisce l’argomento Luca Verganti, direttore della struttura di Neuroradiologia di Asst Mantova. L’azienda è hub provinciale per le patologie cerebrovascolari con un servizio h24 dedicato alla diagnosi e la cura dell’ictus ischemico acuto.
A che età può insorgere e quali sono i principali sintomi?

Il rischio riguarda nel 75 per cento dei casi la popolazione over 65, anche se più raramente possono essere colpiti i giovani e ancor più raramente, ma con conseguenze molto gravi, la popolazione pediatrica. L’ictus determina un deficit nell’apporto di sangue e sostanze nutrienti al cervello, le cellule vanno quindi in sofferenza. I sintomi principali sono il deficit neurologico con difficoltà nel linguaggio – sia nella produzione verbale che nella comprensione – e impossibilità di muovere una parte del corpo, vertigini, instabilità, problemi dello spettro visivo. Occorre attivarsi tempestivamente in presenza di questi campanelli d’allarme, perché “time is brain”, il tempo è cervello e per ogni minuto in cui il cervello non riceve sangue milioni di neuroni vengono persi in modo irreversibile.
Quali sono i benefici di un intervento rapido?
Non bisogna aspettare che i sintomi si risolvano spontaneamente, anche se questo può accadere per eventi transitori, ma è sempre indispensabile rivolgersi al Pronto Soccorso e se possibile farlo attraverso il 112, non in autonomia, in quanto è opportuno che i pazienti siano trattati in un centro di secondo livello come Asst Mantova, che mette in campo competenze adeguate. La finestra terapeutica di intervento varia dalle 4,5 alle 6 ore a seconda del tipo di trattamento. Abbiamo a disposizione metodiche di imaging avanzato che ci consentono di studiare l’area in sofferenza, compresa quella parte del cervello denominata “penombra ischemica”, che è potenzialmente ancora recuperabile se si ottiene una ricanalizzazione del vaso occluso. La diagnostica per immagini estende la finestra terapeutica fino a 9 ore per la terapia medica e a 24 per la terapia endovascolare.
Quali sono trattamenti possibili al Carlo Poma?
Asst Mantova offre due tipologie di terapia, che mirano a riaprire il vaso interessato e a riperfondere il cervello. La prima consiste nella somministrazione di farmaci, uno dei quali più moderno e rapido nell’infusione, ma entrambi efficaci. Quando il paziente è molto grave e presenta l’occlusione di un vaso cerebrale esteso si procede con la ricanalizzazione meccanica, poiché in queste situazioni l’efficacia farmacologica è bassa.
Che ruolo ha la neuroradiologia in presenza di ictus ischemico acuto?
Innanzitutto, consente una diagnosi differenziale per escludere altre patologie che simulano l’ictus. Quindi si procede con un protocollo multimodale, che prevede angio-tac e tac perfusionale per indagare altre possibili cause, quali emorragie o tumori cerebrali. L’angio-tac porta a identificare un eventuale vaso chiuso. La tac perfusionale individua il tessuto cerebrale sofferente e differenzia ciò che è già perso da ciò che può essere recuperato, permettendo ai professionisti di stabilire se il paziente è candidabile alla ricanalizzazione. Il secondo ruolo della neuroradiologia consiste nel trattamento dell’ictus mediante una procedura mininvasiva interventistica che si realizza in sala angiografica con cateteri che vengono inseriti nelle arterie per raggiungere i vasi del collo e quindi del cervello, fino a risalire al vaso chiuso. Esistono poi stent con cui si rimuove meccanicamente il trombo e si ricanalizza il vaso, una procedura sotto guida angiografica che dà ottimi risultati.
Perché è importante la ricanalizzazione e quanto è efficace?
Il successo del trattamento – che generalmente si attesta sull’80 per cento – dipende dalla tempestività dell’intervento, ma è anche soggettivo, legato cioè alla capacità del cervello di compensare il danno subito, attraverso circuiti collaterali. La ricanalizzazione punta a ristabilire l’autonomia del paziente e farlo tornare a una vita normale.