Il quartiere Te-Brunetti, la parrocchia di San Luigi Gonzaga, i Padri Cappuccini e la chiesa di San Camillo

Nel 1955 l’insediamento dei frati. L’edificio religioso ha accompagnato i momenti salienti della vita di molti mantovani

A Mantova, in periferia oltre la ferrovia, nelle vicinanze del nuovo ospedale negli anni Trenta del Novecento stava sorgendo il popoloso quartiere di Te-Brunetti, familiarmente appellato ‘Tigray’, forse da un reduce della Campagna d’Africa, perché ricordava con le sue casette Makallè. Qui, nel dicembre 1955, il vescovo Antonio Poma chiamava i Padri Cappuccini di Trento a fondare la parrocchia di San Luigi Gonzaga.

I Frati – così dissero- furono accolti in una piccola casa poveramente, ma decorosamente attrezzata. Nello scantinato allestirono due salette per i ragazzi.

Fu allora che il vescovo intese unire la parrocchia di San Luigi “pleno iure” all’Ospedale Poma nominando i Frati Cappuccini cappellani dell’ospedale, in successione a Don Nando Tagliavini.

Insediatisi il 9 ottobre 1959, i primi cappellani furono: Padre Salvatore, Ambrogio e Pio. Gli ultimi a chiudere la Cappellania dei Frati al Poma Padre Salvatore, Padre Simone e Padre Fedele, il 14 febbraio 2009.

In cinquant’anni, in Te Brunetti e in Ospedale prestarono il loro ministero tanti frati: Padre Tarcisio, Floriano, Flavio, Rosario, Samuele, Modesto, Egidio, Benedetto, Teodoro, Elio, Alberto, Beniamino, Domenico, Leonardo.

In questo lungo elenco quanti parrocchiani di Te Brunetti e persone ricoverate all’ospedale non potranno che rievocare momenti salienti della propria esistenza…chi si è sposato in San Camillo; chi ha battezzato un figlio; e chi non ha dato l’ultimo saluto ad un familiare. Ed ancora, come non rammentare le visite in corsia e l’olio degli infermi somministrato ad un congiunto da uno di questi Padri.

Padre Salvatore Panizza da Vermiglio (Trento) alfa ed omega dei Frati in San Camillo; Padre Simone Rigatti, noneso di Revò, per quarantacinque anni cappellano al Poma, si sono prodigati a dare il loro sostegno umano, morale e religioso alle persone malate, in ispecie ai più gravi. Lasciavano una reperibilità ad horas ogni volta che uscivano dal Poma.

Padre Salvatore amava girare in bicicletta, fiero di aver visto crescere un bel quartiere e sparire le “casette”. Senza tanti miracoli era solito dire tra la sua gente, perché tutti hanno voluto bene ai frati.

Ecco quindi il ricordo grato e perenne alla fraternità cappuccina espresso nella epigrafe posta nella chiesa di San Camillo oggi restaurata.

Di Marco Colli, già direttore della struttura Maxillo-Facciale di Asst Mantova

 

Nella foto di copertina Padre Simone e Marco Collini con alcuni fratelli etiopi ospiti al Poma. Qui sotto altre immagini storiche.

Padre Salvatore e Marco Collini

Rimpatriata di tutti i Padri trentini passati da Mantova

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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