Mindfulness contro lo stress e il burnout: otto settimane per fermarsi, ascoltare, ripartire

I professionisti di Asst coinvolti in un percorso di ascolto e consapevolezza: una “bussola” e uno strumento per “danzare sotto la pioggia”

Dal 16 marzo al 18 maggio 2026, presso la Sala Ascari di Rivalta sul Mincio, si è svolto il percorso MBSR – Mindfulness-Based Stress Reductiondedicato ai dipendenti dell’ASST di Mantova. L’iniziativa, promossa dal Dipartimento di Prevenzione della Salute della ASST (Raffaella Di Pasquale), si è articolata in otto incontri settimanali e in una giornata intensiva. Il percorso è stato condotto da noi, psicologi psicoterapeuti dell’Azienda formati nella conduzione del protocollo MBSR.

Il percorso ha raccolto un interesse molto significativo: sono infatti pervenute oltre cento richieste di partecipazione, a fronte di 25 posti disponibili. Le 25 persone che hanno preso parte al gruppo provenivano da differenti ambiti professionali dell’azienda e si sono avvicinate all’esperienza con atteggiamenti diversi: curiosità, aspettative, ma anche prudenza o iniziale scetticismo. Settimana dopo settimana, il gruppo ha costruito uno spazio condiviso di ascolto, presenza e consapevolezza, trasformando il percorso in un tempo prezioso di cura personale e professionale.

Il programma MBSR, sviluppato da Jon Kabat-Zinn alla fine degli anni Settanta, è un protocollo strutturato e validato, ampiamente studiato a livello scientifico come intervento per la riduzione dello stress e per la promozione del benessere psicofisico. Attraverso pratiche formali e informali di mindfulness, il percorso sostiene la capacità di prestare attenzione al momento presente, in modo intenzionale e non giudicante, favorendo sia una crescita della consapevolezza, sia un modo differente di relazionarsi con lo stress, con le emozioni e con le richieste della quotidianità.

Durante le otto settimane i partecipanti hanno sperimentato le pratiche previste dal protocollo: consapevolezza del respiro, body scan, ascolto del corpo, meditazione seduta, camminata consapevole, movimento mindful e momenti di riflessione condivisa. La giornata intensiva ha rappresentato un passaggio particolarmente profondo, offrendo la possibilità di stare nel silenzio, rallentare e osservare con maggiore continuità ciò che accade nel corpo, nella mente e nella relazione con gli altri.

Per chi lavora in ambito sanitario, amministrativo o a contatto con l’utenza, imparare a fermarsi e riconoscere i propri segnali interni può diventare uno strumento concreto di prevenzione dello stress lavoro-correlato e del burnout. Il percorso ha offerto risorse pratiche da integrare nella vita quotidiana e professionale: maggiore centratura, capacità di ascolto, gentilezza verso sé stessi e verso gli altri, possibilità di rispondere alle situazioni con più consapevolezza anziché reagire in modo automatico.

Le testimonianze raccolte restituiscono la profondità dell’esperienza. Il percorso è stato descritto come una “bussola”, uno strumento per “danzare sotto la pioggia” con maggiore consapevolezza, ma anche come un’occasione di condivisione, empatia e scoperta di risorse personali talvolta poco conosciute. È emerso con forza anche il desiderio che iniziative di questo tipo possano essere riproposte, estese ad altri dipendenti e integrate con momenti di retraining nell’ottica della continuità.

Il cerchio finale, vissuto all’aperto, ha rappresentato simbolicamente il senso del cammino compiuto: persone diverse, unite da un tempo di presenza, fiducia e ascolto reciproco. Otto settimane non eliminano la complessità del lavoro di cura, ma possono aprire uno spazio nuovo: quello in cui il professionista torna a riconoscersi prima di tutto come persona, con i propri limiti, le proprie risorse e la possibilità di coltivare benessere anche dentro la complessità.

L’auspicio è che questo percorso possa rappresentare l’inizio di una progettualità più ampia dedicata al benessere degli operatori, alla prevenzione dello stress lavoro-correlato e alla promozione di una cultura organizzativa che sia sempre più capace di prendersi cura anche di chi cura.

Di Francesca Mozzo e Francesco Benelli, psicologi psicoterapeuti Asst Mantova

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