Monitora il massimo consumo di ossigeno per valutare pazienti cardiopatici, con patologie broncopolmonari, e performance di atleti
Da qualche mese nel nostro reparto è disponibile il test ergospirometrico o test cardiopolmonare, anche noto in inglese come CardioPulmonary Exercise Testing (CPET). Il test non è altro che un test da sforzo durante il quale vengono monitorati di continuo i gas inspirati ed espirati, in particolare ossigeno e anidride carbonica in modo da poter valutare il consumo di ossigeno, la produzione di anidride carbonica, la frequenza respiratoria e la ventilatoria, nonché il monitoraggio della frequenza cardiaca, della pressione arteriosa e la registrazione continua al monitor dell’elettrocardiogramma di superficie a 12 derivazioni.
È un esame diagnostico, non invasivo, utilizzato nella valutazione dei pazienti cardiopatici, nei pazienti affetti da patologie broncopolmonari o nella valutazione della performance degli atleti in fase di allenamento. Tale esame, a differenza del test da sforzo classico, ci permette di valutare la capacità massima di compiere un lavoro muscolare, attraverso il massimo consumo di ossigeno per quel soggetto. Le indicazioni che si ricavano hanno un’importanza prognostica e funzionale notevole.
Indicazioni
Il campo di utilizzo del test cardiopolmonare è principalmente quello delle patologie cardiologiche soprattutto nei pazienti affetti da scompenso cardiaco cronico in cui serve valutare il grado di compromissione funzionale ventricolare sinistra, la sua evoluzione, la risposta alla terapia farmacologica e infine, per pazienti particolari, la possibilità di eseguire una stratificazione prognostica per poterli eventualmente inserire in lista d’attesa per il trapianto cardiaco. Inoltre il test viene anche utilizzato nei pazienti affetti da cardiopatia ischemica cronica per individuare situazioni a rischio di ischemia residua post-infartuale ma soprattutto nei pazienti che stanno seguendo un programma riabilitativo.
Infine, altro campo di applicazione del test è nella patologia polmonare, per esempio broncopneumopatia cronica ostruttiva o nell’enfisema per valutare la riserva respiratoria, in quanto fornisce preziose informazioni sull’eziologia delle dispnee di origine non nota. Infine, ulteriore campo di applicazione del test è quello della medicina dello sport in cui viene utilizzato per valutare il grado di allenamento e per pianificare un percorso di training personalizzato adeguato.
Controindicazioni
Vi sono delle controindicazioni assolute e relative, sovrapponibili a quelle del test da sforzo:
- Assolute: infarto acuto del miocardio (<48h), angina instabile, scompenso cardiaco in fase acuta, aritmia sintomatica o emodinamicamente instabile, miocardite o pericardite acuta, stenosi aortica severa, insufficienza respiratoria, embolia polmonare recente
- Relative: ipertensione arteriosa severa e non controllata, tachicardia ventricolare o tachicardia sopraventricolare, bradicardia severa, blocchi atrioventricolari di grado elevato, severa ipertensione polmonare.
Parametri di valutazione
Il test permette di sottoporre a stress funzionale l’apparato cardio-circolatorio, l’apparato respiratorio ed i muscoli che sono impegnati nello sforzo, consentendo in questo modo di evidenziare i limiti ed i deficit di adattamento del soggetto..
Durante il test il paziente respira in una apposita maschera collegata ad un analizzatore di gas, che è capace di misurare sia la quantità di anidride carbonica espirata sia la quantità di ossigeno inspirata. Il principale parametro utilizzato è comunque il consumo di ossigeno attraverso la valutazione di parametri come la VO2max (plateau del consumo di O2 massimale); la VO2picco (indica la tolleranza allo sforzo per quel soggetto) e la soglia anaerobica: è il punto in cui i muscoli in esercizio non riescono più a ricevere una quantità di O2 adeguata.
Negli atleti si valuta soprattutto la massima potenza aerobica, proporzionale al VO2max (il VO2max viene definito massimo consumo di ossigeno e si raggiunge quando una nuova richiesta di energia non coincide più con un ulteriore aumento di consumo d’ossigeno).
Siamo dunque in possesso di una metodica in grado di guidarci verso un migliore recupero funzionale dei pazienti ricoverati in riabilitazione cardiorespiratoria e siamo in attesa di poterla estendere anche ai pazienti ambulatoriali.
Di Renato Rosiello, direttore Riabilitazione specialistica Cardiorespiratoria Asst Mantova